Primarie centrosinistra: duello tv Renzi-Bersani finisce in parità. Domenica si va alle urne

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:46
Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi (getty images)

 

 

PRIMARIE CENTROSINISTRA – Il confronto televisivo tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi si è snodato all’insegna della tensione e delle divergenti (ma non troppo)prospettive, sebbene alla fine, dopo un’ora e 45 minuti di botta e risposta, i due aspiranti candidati a premier si siano abbracciati. Poco prima del faccia a faccia su Rai1 i due sfidanti sono stati anche insigniti da ‘Striscia la notizia’ di un Tapiro d’oro: a Bersani per non aver battuto il sindaco toscano al primo turno, a Renzi per le regole poco chiare di accesso al voto. Il confronto all’americana è stato moderato dalla giornalista Monica Maggioni, in rigoroso tailleur nero, che ha rivolto ai due contendenti la stessa domanda, la prima delle quali di basilare interesse per gli italiani ormai in pieno dissesto finanziario: quale sarà la ricetta anti-crisi?

“Parto da una serie di misure immediate – ha risposto il sindaco rottamatore -: nel nostro programma ci sono 100 euro netti al mese a chi guadagna meno di 2mila euro al mese; rafforzare il sistema dei Comuni che fanno da gabellieri per lo Stato. Bisogna rimettere in tasca i soldi al ceto medio. Lo stato centrale deve tagliare dove non ha mai avuto il coraggio di tagliare, ad esempio le tasse sul gioco d’azzardo valgono 20 miliardi ma sono diminuite”.

Più cauta la soluzione del segretario del Pd: “Sono 5 anni di seguito che il reddito delle famiglie sta calando, gli stessi anni in cui ci dicevano che tutto andava bene. Da qui al Natale il problema non si risolve, l’anno prossimo bisogna cominciare a far qualcosa, per mettere un po’ di soldi in tasca a chi ha bisogno di consumare, recuperando da minori spese dallo Stato, ma anche con un giro di solidarietà fiscale”.

 

Una domanda a parte sul Mezzogiorno d’Italia, dove la situazione socio-economica è ancor più allarmante che nel resto d’Italia, e dove il sindaco fiorentino ha preso pochi voti nel primo turno delle primarie del centrosinistra.

“Non c’è un problema Sud c’è un problema Italia – ha detto Renzi -. I temi della nostra campagna per primarie servono a tutto il paese: la deburocratizzazione, la mancanza di investimento su chi ha idee, l’uso intelligente dei fondi europei. La nostra sfida si gioca al sud: o liberiamo il sud da raccomandazioni e burocrazia oppure non andremo da nessuna parte. Non ho preso molti voti al Sud – ha poi aggiunto – ma sono contento di perdere le primarie se il Sud non capisce che serve una scossa e un cambio di mentalità”.

Pier Luigi Bersani ha rivelato, invece, il vero problema meridionale, la criminalità organizzata, puntando poi l’indice sulle politiche ‘berlusconiane’ degli ultimi anni che hanno polarizzato il divario tra Nord e Sud: “”La lotta della legalità è un grande problema nazionale; al Sud la criminalità occupa il territorio, al Nord investe e si inserisce nell’economia reale. E’ la più grande industria nel Paese e non possiamo far spallucce e girarci dal’altra parte. La destra ha fatto un disastro in questi anni perché ha contrapposto Sud e Nord, siamo un organismo vivente: non possiamo tagliarci un braccio”.

 

Ai due contendenti è poi stato chiesto come vorrebbero procedere, se fossero eletti premier, con i tagli ai costi della politica, u nargomento di sicuro appiglio sugli elettori stanchi dei privilegi della casta.

“Mantenere il finanziamento pubblico ai partiti dopo che c’è stato un referendum che lo ha cancellato significa alimentare l’antipolitica – ha ribattuto Matteo Renzi -. Non servono misure demagogiche, ma buonsenso. Sono favorevole al dimezzamento dei parlamentari non per una questione meramente economica, ma perché una classe politica deve iniziare a tagliare se stessa per poter poi tagliare ad altri”.

“Nonostante fossimo in minoranza abbiamo ottenuto l’abolizione dei vitalizio e il dimezzamento dello stipendio dei parlamentari – ha precisato Bersani -. Non c’è ragione che un parlamentare debba guadagnare più di un sindaco di un Comune capoluogo e ci saremmo arrivati se la destra non avesse inserito il presidenzialismo che poi è finito nel cestino. Serve fare una legge sui partiti e rafforzare le norme anticorruzione. Bisogna studiare un tetto ai cumuli, alle pensioni. Bisogna partire, sicuramente, dalla politica – ha concluso – ma arrivare al fatto che un grande manager non prenda una buona uscita da 20 milioni di euro lasciando la sua azienda nei guai”.

 

Infine un ultimo appello prima del voto finale di domenica.

“Chiedo di andare a votare a chi non è riuscito domenica scorsa, noi siamo partiti in modo strano contro tutto e tutti, mi hanno dipinto come un mostro, se lo conosci lo eviti, ma anche nelle regioni rosse chi ci conosce ci ha votato – ha affermato il sindaco rottamatore -. Per noi la politica deve scaldare i cuori e non solo ricordare che cosa hanno fatto quelli di 30 anni prima ma pensare ai bambini. Ci siamo messi in gioco convinti che il Pd non possa essere Pci 2.0, la stessa cosa per 20 anni cambiando solo querce e ulivi. Ci sono due modi: o dire vabbè stiamo a vedere, come fanno molti della mia generazione, o giocarsi tutto. Il ballottaggio è più di una finale: è scegliere per il cambiamento, io sogno un’Italia che torni a dare del tu alla speranza. Agli italiani dico: se vi va di cambiare andate a votare, se vi va di credere nel domani provate a credere nelle primarie del centrosinistra”.

“Prometto di guardare l’Italia dal punto di vista di Lucrezia, 4 anni, che per Natale ha chiesto una bambola e lo stipendio della mamma – ha risposto Bersani -. Ci vuole il cambiamento. Dovunque sono stato ho sempre cercato di cambiare qualcosa. Il nuovo è governare mettendosi all’altezza della vita comune dei cittadini”. Il duello televisivo si è concluso con un abbraccio e, secondo alcuni, a telecamere spente Bersani avrebbe detto a Renzi “Sei stato bravo”.

 

Redazione

 

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