Roma, ecco l’Osvaldo extra-calcio: ”Io, la chitarra, la vita diversa tra Barcellona e Roma. E se pesco un compagno venduto…”

Pablo Daniel Osvaldo (getty images)

 

OSVALDO ROMA – L’attaccante della Roma Pablo Daniel Osvaldo, è uno di quelle persone che potrebbero definirsi ‘nuovo italiano’, visto che è nato in Argentina, ma è naturalizzato italiano. Al settimanale GQ, Osvaldo si è raccontato fuori dal calcio, con un ritratto abbastanza inedito. Ecco le sue parole: ”Se scopro un compagno venduto? Ciò che succede nello spogliatoio deve restare lì. Io non faccio il delatore, ma non mi volto. In silenzio, lo ammazzo di botte. Un compagno gay in squadra? Non mi cambierebbe proprio niente. Sono persone libere, prima che calciatori. Il rapporto con i tifosi? Il pubblico pagante non ha tutti i diritti, neanche per sogno. Io perdo una palla e tu mi vomiti addosso il tuo odio? Non è normale. E quindi se il tifoso sbaglia al lavoro posso andare a picchiarlo, gettargli una banana o dirgli che sua madre è una poco di buono? Bella logica. Ogni tanto vorrei essere una persona qualsiasi. Andare in una piazza. In Italia è impossibile. A Barcellona, quando giocavo nell’Espanyol, lo facevo, andavo in Plaza de Catalunya con un mio amico, lui faceva ritratti ai passanti, io suonavo la chitarra. Non mi riconoscevano. Era bello. È affascinante la semplicità. Se non avessi giocato, oggi potrei dire che avrei fatto il musicista rock o blues, o lo scrittore. Scrivere mi piace. Poesie e canzoni. Il mio arrivo in Italia? Gennaio 2006, il 12, compivo 20 anni. Un freddo cane, la neve, l’albergo in mezzo al nulla, circondato dai silos di Zingonia. Arrivato in camera, ho iniziato a piangere. Fu dura. Non c’era un solo argentino, uno straccio di uruguaiano. Ero lontanissimo da casa, i compagni ridevano tra loro. Parlavano una lingua che non capivo. Diventai un pò paranoico. Pensavo ridessero di me. Poi andò meglio e mi integrai”.

Marco Orrù