Darfur: dall’Italia arrivano aiuti per sei bambini gravemente malati

Darfur: un bambino viene curato da un medico della missione Onu Unamid

Il Darfur, regione del Sudan Occidentale, è da anni teatro di orribili tragedie che vedono il costante aumento di vittime e profughi causati dalla guerra civile. Al momento si contano circa 400.000 vittime e 3 milioni di profughi dal 2003, anno in cui sono iniziati i conflitti tra la maggioranza nera e la minoranza araba. I dati non sono precisi in quanto le varie organizzazioni che fanno da contorno all’ONU hanno sempre fornito stime diverse sull’effettiva situazione. Il problema più allarmante, per il quale si è più volte discusso a livello mondiale, è che la minoranza araba (Janjaweed) è stata più volte accusata di essere appoggiata dal governo centrale il quale, nonostante le smentite di rito, le avrebbe fornito armi e assistenza, oltre ad aver partecipato direttamente ad attacchi rivolti verso minoranze altre etniche, come Zaghawa, Masalit e Fur.

Tra i vari Paesi scesi in campo per cercare di dare un valido supporto alle vittime di questa sanguinosa guerra (identificata anche con il genocidio), c’è anche l’Italia, attraverso l’associazione “Italians for Darfur”, che è costantemente presente sul campo con la fornitura di primi soccorsi e di beni di prima necessità, anche attraverso l’aiuto di altre organizzazioni come “Medici senza frontiere”. L’ultimo intervento in ordine di tempo ha consentito il trasporto di sei bambini (anche neonati) gravemente malati, da Nyala (Sud del Darfur) fino alla capitale Khartoum, dove riceveranno cure specialistiche. I sei pazienti sono vittime di ustioni o nati con gravi patologie e la piccola regione, il più delle volte, non dispone delle strutture adeguate per fronteggiare emergenze simili. L’unico centro specializzato era un ospedale di Emergency che, dopo il rapimento di un membro dello staff internazionale (poi rilasciato), risulta ancora chiuso.

Come riporta l’edizione odierna del “Corriere della Sera”, Antonella Napoli, presidente dell’associazione, è intervenuta per chiarire la situazione: “Da allora a Nyala non c’è altro luogo che possa fornire assistenza sanitaria ad ammalati con patologie gravi. Per poterli aiutare abbiamo deciso di promuovere questo nuovo progetto umanitario che ci auguriamo possa salvare la vita di questi pazienti, e molti altri. I bambini ricoverati nell’unico ospedale pubblico della zona sono partiti lunedì con un volo aereo umanitario organizzato insieme a Unamid, la missione di pace Onu dispiegata nel Paese. All’ospedale di Nyala, che ho visitato il 7 novembre, ho trovato una situazione disperata. Tra i tanti piccoli ricoverati, sei erano in condizioni critiche e i medici del posto non hanno le strutture e gli strumenti necessari al loro trattamento”.

Redazione

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