Mali: arrestati sei integralisti islamici, prosegue la crisi di governo

Miliziano del movimento islamico Mujao (Photo ISSOUF SANOGO/AFP/GettyImages)

L’esercito algerino avrebbe arrestato nei giorni scorsi sei miliziani jihadisti appartenenti al Mujao, il movimento per il monoteismo dell’Africa Occidentale nato da una scissione all’interno di Al Qaeda. Secondo il quotidiano algerino “el Khabar”, nella notte tra lunedì e martedì scorso nella zona desertica di Burj Baji al Mukhtar, sono stati fermati sei integralisti islamici che si stavano recando nel nord del Mali. Nel corso dell’operazione, durante la quale l’esercito algerino si è avvalso anche di mezzi aerei, sono stati sequestrati due veicoli, quattro lanciarazzi e sei kalashnikov.

Il Mujao, fondato nel dicembre dello scorso anno dal mauritano Hamada Ould Mohamed Kheirou, detto Abou
Ghoum-Ghoum, è uno dei tre gruppi islamici che controllano il nord ovest dello Stato africano il cui obiettivo è l’imposizione della sharia . Lo scorso 6 dicembre, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu lo ha incluso nella lista nera del Comitato per le sanzioni dell’Onu. A novembre, invece, il Mujao aveva preso il controllo della città di Menaka, ultima roccaforte tuareg nel nord del Paese.

Nel resto del Mali intanto, si vive una situazione di caos permanente a causa dell’arresto e delle dimissioni del capo del Governo transitorio, alla guida del Paese dallo scorso aprile, Cheick Modibo Diarra, che “non ha agito da uomo di dovere. Tutto quello che ha fatto lo ha fatto nel nome della sua personale agenda”. A riferirlo Bakary Mariko, portavoce dell’ex giunta maliana, secondo il quale Diarra ha fallito nelle due questioni fondamentali che preoccupano la Nazione: l’indizione di libere elezioni ed il controllo del nord del Paese da parte delle milizie islamiche.

A rincarare le accuse contro l’ex Primo Ministro, il capitano dell’esercito Amadou Sanogo, considerato un personaggio molto influente nello Stato africano, che intervistato dalla televisione pubblica ha spiegato: “Il capo del governo era diventato nocivo per il Paese, non riconosceva più l’autorità del presidente della Repubblica viaggiava in continuazione senza rendere conto a nessuno. Non l’abbiamo obbligato a dimettersi, lo abbiamo facilitato”.

 

Redazione online