Raccolta differenziata: l’Italia in fondo alla classifica europea

Raccolta differenziata (getty images)

Non è una novità l’arretratezza dell’Italia per quanto riguarda la questione della differenziazione dei rifiuti, soprattutto se si considerano i brutti esempi di Napoli, sommersa dall’immondizia e con le discariche intasate e di Roma, che più volte è stata minacciata di essere commissariata per via della cattiva gestione del problema legato allo smaltimento. A confermare la cattiva tendenza che caratterizza il nostro Paese è il rapporto pubblicato da Enea, intitolato “Green economy per uscire dalle due crisi”, rapporto che segnala la scarsa propensione dei governi locali della penisola a riciclare rifiuti.

Se si considera che in Europa alcune nazioni riescono a raggiungere un tasso di smaltimento dei rifiuti attuato tramite raccolta differenziata pari al 60%, mentre in Italia la media di riciclo è pari solo al 33%, si comprende quanto effettivamente il nostro Paese non sia al passo coi tempi sotto questo profilo.

Certo, alcune regioni italiane hanno dimostrato comportamenti eccellenti, avvicinandosi alla media europea conquistando un 60% di materiale riciclato e smaltito: tra questi, Liguria, ma anche Veneto e Lombardia. Altre regioni abbassano invece in maniera consistente il tasso di riciclaggio: Sicilia e Lazio su tutti, con rispettivamente il 7, 1% e il 17,8%.

Altro dato significativo è quello per il quale, citando proprio il testo della ricerca condotta da Enea, “Nelle regioni italiane dove più spinta è la raccolta differenziata è minore il costo di smaltimento dei rifiuti”. Ecco quindi che se in Veneto per il 56,2% di rifiuti differenziati si sono spesi 25,88 centesimi, in Sicilia, per il 7,1% precedentemente citato la spesa si aggira intorno a una media di 29, 83 centesimi.

 

Redazione online