Norvegia: chiuso un 2012 difficile, il governo va verso le elezioni

Jens Stoltenberg (Foto Penny Bradfield/AFP/Getty Images)
Ultimi giorni del 2012, è in arrivo un 2013 che in Norvegia significa soprattutto elezioni politiche. In autunno verrà rinnovato il Parlamento e i partiti di sinistra che oggi governano il paese quasi certamente non saranno riconfermati. I sondaggi di fine anno certificano l’ennesimo calo dei socialdemocratici del premier Stoltenberg, che perdono il 2,5% e scivolano al 29%. Peggio stanno i due alleati di governo. Il Partito di Centro scende al 4,5%, pericolosamente vicino a quella soglia di sbarramento del 4% che – se si votasse oggi – terrebbe fuori dal Parlamento il Partito della Sinistra Socialista, appena al 3,3%.

Dall’altra parte, nello schieramento di centrodestra, il quadro è roseo. Si guarda alle elezioni con fiducia, la possibilità di vincerle è sempre più alta. Da mesi ormai il partito della Destra è in testa ai sondaggi e continua a guadagnare: +1,2%, la formazione politica di Erna Solberg si arrampica fino al 34,5%. Aumentano i consensi anche per il Partito del Progresso, che guadagna lo 0,6% e arriva al 13,3%. Il Partito Popolare Cristiano è al 5,7% (+0,4) e i Liberali al5,4% (+0,3).

Per Stoltenberg però le cattive notizie non finiscono qui. Se da mesi il suo partito e i suoi alleati di governo perdono consensi, a tenere alte le speranze era sempre stata proprio la figura del premier. Stoltenberg era rimasto in testa alle preferenze della popolazione norvegese, sempre pronta a indicarlo a maggioranza come il miglior primo ministro possibile. Ora anche questo è cambiato: Erna Solberg piace di più e raccoglie più consensi (48% contro il 43% dell’attuale premier).
Il 2012 è stato un anno difficile per Stoltenberg, dunque. E’ in questi dodici mesi che il primo ministro ha dovuto affrontare le conseguenze della strage del 22 luglio 2011, quando Anders Behring Breivik ha ucciso 77 persone tra Utøya e Oslo. Le colpe del governo, in termini scarsa capacità di reazione al pericolo, sono venute a galla. E poi i problemi della sanità, e gli scioperi di questa estate.

Stoltenberg ha puntato spesso il dito su mercato del lavoro e sullo stato sociale, rivendicando eccellenti risultati e dichiarando che in caso di vittoria delle destre tutto ciò che di buono è stato costruito in questi anni potrebbe sparire. Il fatto è che sono ben pochi quei norvegesi che dicono di veder migliorati i servizi sociali: solo il 9%, secondo un sondaggio del Dagsavisen; il 26% ritiene invece peggiorato il welfare nel suo complesso; la maggioranza non vede differenze.
E poi ci sono questioni strettamente politiche.

Il governo guidato dai socialdemocratici è spesso apparso alle prese con difficoltà e dissidi interni: diversi commentatori politici da mesi scrivono che la diaspora di voti che dal centrosinistra volano altrove è dovuta soprattutto agli errori politici commessi dal Partito della Sinistra Socialista e dal Partito di Centro. E Stoltenberg, che più volte è dovuto scendere a compromessi, ha finito per pagare questa situazione. Il punto è: cosa fare alle prossime elezioni? E come impegnare questi mesi che restano prima del voto? La strada da recuperare è già tanta e il primo ministro laburista non può concedere altro vantaggio agli avversari.

Antonio Scafati