Scuola nega iscrizione a bambino affetto da fibrosi cistica: “E’ una malattia infettiva”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:53
Thierry Henry, da sempre sostenitore delle campagne contro la fibrosi cistica (Getty Images)

La scuola pubblica per l’infanzia “Suor Salvatorina Casadonte” di Montepaone Lido, provincia di Catanzaro, “non può essere scambiata per un ospedale e non può quindi assistere persone affette da malattie infettive“. Questa la motivazione choc con la quale l’istituto scolastico ha negato l’iscrizione a un bambino di cinque anni affetto da fibrosi cistica. A nulla sono valsi i tentativi della madre di spiegare come non si trattasse di una malattia infettiva, ma di una patologia degenerativa: alla fine è stata costretta a iscrivere il figlioletto in un’altra scuola, nella vicina Soverato.

La donna si è poi rivolta alla sezione locale della Lega Italiana Fibrosi Cistica Onlus, che è intervenuta scrivendo al ministro dell’Istruzione, al sindaco del comune di Montepaone, all’Ufficio scolastico regionale della Calabria e a quello provinciale di Catanzaro, per chiedere di porre fine alla discriminazione perpetrata dalla scuola nei confronti del figlio.

Scrive l’associazione: “Inutile si è dimostrato il tentativo della donna di spiegare che la fibrosi cistica non è una malattia contagiosa, ma sono piuttosto anche i piccoli raffreddori delle persone che circondano il paziente a compromettere il suo già precario stato di salute”. A rincarare la dose, Silvana Mattia Colombi, vicepresidente della Lifc: “Il fatto è estremamente grave perché un bambino affetto da fibrosi cistica è un bambino dall’aspetto normale e dall’intelligenza vivace, che però lotta tutta la vita contro una malattia subdola e progressiva che colpisce soprattutto l’apparato respiratorio e digestivo”.

La Colombi precisa ancora: “Un bambino affetto da fibrosi cistica è costretto per la sua malattia a rinunciare a molte delle belle cose che i coetanei possono fare, è un bambino che vive a contatto con medici ed ospedali, è un bambino che deve curarsi ogni giorno per contrastare la malattia da cui è affetto. Non è una malattia contagiosa la sua, né una malattia pericolosa per gli altri, ma solo ed esclusivamente per sé; la sua frequenza scolastica infatti aumenta la possibilità di entrare in contatto con virus stagionali e di contrarre sia infezioni respiratorie che gastrointestinali dagli altri bambini. È un rischio questo che il genitore spesso fatica ad accettare”.

Insomma, secondo l’associazione, “il dirigente scolastico, prima di negare un diritto avrebbe dovuto informarsi, comprendere e infine, se necessario, impegnarsi per trovare la giusta soluzione o l’eventuale alternativa, nel totale e prioritario interesse del minore” e non, come invece accaduto, far prevalere “la mancanza di informazione”, “il pregiudizio”, “la discriminazione”.

 

Redazione online