Siria: l’Onu stima oltre 60.000 vittime dall’inizio del conflitto. Rapiti altri due giornalisti

Macerie ad Homs, Siria (Foto di Nino Fezza)

Il bilancio del conflitto siriano, stilato dall’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani Navi Pillay, è di 60 mila morti, tra marzo 2011 e novembre 2012. A Homs, dove il presidente Bashar al Assad effettua le sue massicce offensive contro i ribelli e i civili, il bilancio è di 12.600 vittime tra cui bambini e donne. A Damasco le vittime sono 10.862, a Idlib 7.686, ad Aleppo i morti sono 6.188, ad Hama 5.080.

Nelle ultime ore a Daraa si sono verificati feroci scontri nei sobborghi della città, per riconquistare gli ingressi al villaggio di Harir, ad Aleppo i colpi di artiglieria lanciati sulla città hanno colpito il distretto di Sakhour. A Damasco si sono verificati attacchi con i missili nell’area di Maiha e Hteitet Al-Jarash. Decine di innocenti hanno perso la vita, secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani le vittime sarebbero 70.

In Siria la guerra continua e ora si presenta il problema dei cadaveri “senza nome”, che in continuazione vengono ritrovati abbandonati, e delle famiglie che cercano invano i loro cari, come da fonte dell’inviato Nino Fezza.

Nella giornata di ieri è stata data la notizia del rapimento di altri due giornalisti. Uno di essi, di nome James Foley, 39 anni, è un freelance americano che lavora per l’agenzia France presse e per il sito GlobalPost. Dell’altro giornalista la famiglia non ha voluto rendere noti il nome e la nazionalità. Il sequestro dei due reporter è avvenuto nella città di Taftanaz, nella provincia di Idlib, e risale al 22 novembre scorso, ma la famiglia di Foley aveva chiesto il silenzio stampa nella speranza che ciò potesse agevolare la liberazione del loro congiunto.

Un cittadino australiano di origini arabe, Abu al-Walid al-Australi, che combatteva con i ribelli, sarebbe rimasto ucciso 3 giorni fa, a Idlib in un attacco delle milizie salafite.

Redazione

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