Norvegia: scenari politici per il 2013 appena cominciato

Erna Solberg
La Norvegia è entrata da pochi giorni in quello che, sul finire del 2012, NRK ha definito ‘Il grande anno di Erna’. Erna è Erna Solberg, leader della Destra, il partito conservatore che vola nei sondaggi e mira a conquistare la maggioranza alle prossime elezioni politiche. A settembre, l’attuale premier laburista Jens Stoltenberg sarà quasi certamente sconfitto. I numeri lasciano poco margine di ripresa alla coalizione di centrosinistra eppure le analisi di molti commentatori politici vanno nella stessa direzione: non sarà una tornata elettorale priva di interesse, gli spunti non mancano affatto.

La Destra è la forza principale e starà a lei fare le scelte. Il Partito del Progresso potrebbe ottenere risultati eclatanti come sorprendentemente bassi ma è difficile pensarlo sotto al 10%, stessa cifra che potrebbero mettere insieme Liberali e Partito Popolare Cristiano. Nel governo che nascerà, chi farà cosa? Se il Partito del Progresso andrà bene, non lo si potrà lasciare da parte e la leader Siv Jensen dovrà per forza ritrovarsi in un posto di rilievo (vale a dire: un ministero che conta). Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di varare un esecutivo nel quale entrino Liberali e Partito Popolare Cristiano qualora questi due arrivino a pesare insieme quel che pesa da solo il Partito del Progresso. Oppure potrebbe esserci spazio per tutti.

Quel che è certo è che rispetto al Partito del Progresso, Liberali e Partito Popolare Cristiano hanno molte idee molto diverse. Le distanze sono sensibili: nessuno per ora chiede l’esclusione dell’altro, ma il gioco degli equilibri di forza avrà il suo peso di qui in avanti. Insomma la collaborazione tra i partiti di destra non è scontata e non sarà facile. La figura di Erna Solberg in questo contesto facilita le cose, visto che si tratta di una personalità che gode della stima di un numero elevatissimo di norvegesi (più di quanti siano quelli che stimano l’attuale premier Stoltenberg): può essere davvero lei il collante intorno al quale il blocco delle attuali opposizioni marcerà verso una vittoria elettorale che a oggi non può sfuggire.

E all’opposizione cosa succederà? Per capirlo bisognerà aspettare di vedere i numeri che usciranno dalle urne. Se infatti il Partito di Centro dovrebbe guadagnare qualche seggio facendo leva su uno dei vecchi cavalli di battaglia – il decentramento amministrativo – il Partito della Sinistra Socialista rischia di non superare la soglia di sbarramento del 4% necessaria. Ma anche nel caso che entrambi i partiti occupino un posto nel prossimo parlamento, cosa accadrà nello schieramento di centrosinistra? La domanda è: una volta all’opposizione, gli attuali partiti di governo riusciranno a collaborare? E ancora: vorranno farlo? Probabilmente no, se si dà retta ai segnali di questi ultimi mesi. A parole, infatti, la coalizione di governo non ha rinunciato a cercare la vittoria elettorale: nei fatti, però, Partito della Sinistra Socialista e Partito di Centro sono alle prese con una lotta per la sopravvivenza che poco ha a che fare con gli interessi e gli equilibri della maggioranza.

Una sorta di ‘liberi tutti’, a caccia di voti per il proprio partito anche se ciò gioca a sfavore della coalizione. Una spirale, questa, che ha contribuito ad affossare questi due partiti e anche i socialdemocratici, da mesi in ritardo nei sondaggi.

Antonio Scafati