Giorgio Napolitano (Getty images)

La Corte Costituzionale si è espressa oggi in merito al caso della disputa tra Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e i pm di Palermo sancendo il divieto ad usare le intercettazioni che vedono coinvolto il Capo dello Stato. “Il Presidente della Repubblica deve poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni, non in rapporto ad una specifica funzione, ma per l’efficace esercizio di tutte”, questo il giudizio della Corte che limita il potere della Procura palermitana, intenzionata ad indagare sul ruolo del Quirinale in alcuni fatti della recente storia italiana relativi alla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia.

Secondo quanto riportato dalla sentenza della Consulta, “le attività di raccordo e di influenza possono e devono essere valutate e giudicate, positivamente o negativamente, in base ai loro risultati, non già in modo frammentario ed episodico, a seguito di estrapolazioni parziali ed indebite”.

Da parte dei riceventi della sentenza, i pm di Palermo, è per ora giunta disponibilità a rendere operative le parole della Corte Costituzionale. “Leggeremo con attenzione le motivazioni della Consulta e ci adegueremo alle sue direttive”, ha detto Vittorio Teresi, il procuratore aggiunto del capoluogo siciliano.

 

Redazione online