Ungheria: condannato a visitare un campo di sterminio per aver negato l’Olocausto

Auschwitz (getty images)

E’ arrivata oggi, in Ungheria, la prima condanna per il reato di negazione della Shoah, inserito da poco all’interno del codice penale nazionale. Ad essere giudicato colpevole di negazionismo è stato a Budapest Gyorgy Nagy, il quale ha ricevuto dal tribunale che lo ha condannato una pena a 18 mesi di detenzione in carcere e un altro stravagante obbligo: quello di fare visita ad un campo di concentramento.

Nagy era stato indagato dalle autorità ungheresi successivamente a quanto fatto nel corso di una manifestazione avvenuta nella capitale dell’Ungheria nel 2011. L’imputato aveva esposto in quell’occasione uno striscione nel quale campeggiava la scritta in ebraico: “La Shoah non è mai avvenuta”. L’uomo era stato tratto in manette seduta stante dalle autorità presenti.

Ora Nagy dovrà quindi scontare la propria pena ed avrà a disposizione, secondo quanto comunicato dai giudici, varie possibilità. Potrà recarsi a visitare il noto campo di sterminio di Auschwitz o potrà effettuare una visita ai memoriali di Yad Vashem e di Budapest. Se si considera che, stando a quanto prevede il nuovo ordinamento ungherese in materia, un negazionista può essere condannato fino a tre anni, a Nagy è andata relativamente bene.

Il provvedimento sul negazionismo è stato varato dal governo ungherese nel 2010, parallelamente ad un altra legge con la quale si stabilisce la perseguibilità penale di coloro che si rifiutano di riconoscere gli scempi condotti nel Paese quando era in atto la dittatura comunista.

 

Redazione online