India: impiccato militante islamico, protesta Human Rights Watch

Proteste nel Kashmir per la morte di Afzal Guru (Getty Images)

Proteste nel Kashmir dopo la condanna a morte per impiccagione decisa dal governo indiano nei confronti del militante islamico Afzal Guru, originario del Kashmir, membro di un commando che nel 2001 attaccò il Parlamento indiano. L’annuncio è stato dato dal ministro dell’Interno Sushilkumar Shinde subito dopo l’esecuzione del militante del Jaish-e-Mohammad.

La richiesta di grazia avanzata dal 43enne Guru è stata respinta dal presidente Pranab Mukherjee qualche giorno fa. La famiglia dell’estremista islamico, che risiede nel nord del Kashmir, è stata informata della decisione del governo di respingere la richiesta di grazie ed eseguire la sentenza. Un alto funzionario del carcere di Tihar ha annunciato che Guru è stato sepolto nella stessa struttura penitenziaria dove è stata eseguita la sentenza.

Guru era stato condannato a morte per i fatti avvenuti il 13 dicembre 2001, quando cinque uomini pesantemente armati avevano preso d’assalto l’edificio che ospita il Parlamento indiano, a Nuova Delhi e avevano aperto il fuoco indiscriminatamente, uccidendo una decina di persone, tra le quali un civile. Durante la permanenza nel braccio della morte, alcuni partiti politici e attivisti dei diritti umani hanno affermato che il militante islamico non aveva ricevuto un processo equo e supplicato che la sua condanna fosse commutata in carcere a vita.

Dopo la sentenza di oggi, Meenakshi Ganguly, responsabile per il Sud dell’Asia di Human Rights Watch, ha scritto in un comunicato: “L’esecuzione di Afzal Guru, che segue di poco tempo quella di Ajmal Kasab a Mumbai, e’ segno di una preoccupante tendenza nel governo indiano”. Ha concluso l’attivista per i diritti umani: “Human Rights Watch si oppone alla pena di morte in tutte le circostanze come intrinsecamente irreversibile e inumana punizione”.

 

Redazione online