Governo: Dario Fo al lavoro per mettere d’accordo Bersani e Grillo

Dario Fo (Getty Images)

A causa della situazione di stallo che si è venuta a creare dopo le elezioni del 24-25 febbraio nel Parlamento italiano, con l’assenza di una maggioranza al Senato, l’ipotesi che si è fatta largo nelle ultime ore è quella di un accordo di governo tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle. Pier Luigi Bersani, durante la conferenza stampa del dopo voto aveva aperto a Beppe Grillo e al suo Movimento, ma il comico genovese ha risposto picche.

Sulla possibilità di un accordo tra le due formazioni politiche è però ottimista l’attore e Premio Nobel Dario Fo, che nei giorni scorsi aveva dato il suo appoggio al Movimento 5 Stelle. Tra Bersani e Grillo “le affinità esistono”, ha detto Fo in un’intervista al Corriere della Sera, “lo sforzo sarà di trovare un terreno comune“. L’attore si è quindi offerto di fare da “mediatore”: “Per quel che posso – ha detto – mi spenderò anch’io a parlare con Grillo e Casaleggio. Tra i due il più saggio e anche il più duro”.

Dario Fo ha ammesso che la replica di Grillo all’apertura di Bersani, che ha apostrofato il ledare del Pd “morto che parla”, è stata una “frase dura”. “Ma non bisogna dimenticare quanti e quali insulti Beppe e i suoi hanno ricevuto nel corso di questa campagna elettorale”, ha sottolineato Fo.

Comunque, secondo il Premio Nobel. “prima o poi si arriverà a un’intesa. Grillo ha rispetto per chi l’ha votato – ha aggiunto -. Qualche volta si lascia andare a intemperanze di troppo, ma non va mai ‘allo scarampazzo'”. “I giullari e i fool hanno sempre avuto il compito di mettere a nudo il potere”, ha sottolineato Fo. “La satira è un arte nobile quanto rischiosa, molti ci hanno lasciato persino la pelle. Allora e anche oggi. La prova che con il teatro si fa politica”.

Su Bersani, tuttavia, Fo è convinto: “Se ne deve andare. In Parlamento sono entrati tanti nomi nuovi, giovani, donne. Ci sarà con chi potersi intendere”.

Riguardo al tentativo di Fo di convincere Grillo e Casaleggio all’accordo con il Partito Democratico, sorge la domanda se non siano piuttosto gli esponenti del Movimento 5 Stelle eletti in Parlamento a dover decidere se stringere o meno accordi con il Pd.

Redazione

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