Vicenda marò, Mario Monti riferisce alla Camera

Mario Monti (Foto: GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

Il presidente del consiglio Mario Monti, che ieri sera ha assunto l’interim degli Esteri, ha riferito poco fa alla Camera dei Deputati sulla vicenda dei due marò accusati di omicidio dal governo indiano, per aver sparato contro due pescatori al largo di Kerala nel febbraio dello scorso anno. In avvio dell’intervento, Monti ha accusato Giulio Terzi: “Irrituali le dimissioni rassegnate alla Camera”.

Ha proseguito Monti: “Obiettivo del governo è stato di tentare di isolare questa vicenda dall’insieme complessivo dei rapporti con l’India e la nostra priorità è stata la sicurezza, l’incolumità e la dignità dei nostri due marò e di tutti gli italiani che si trovano in India”. Poi ha attaccato le polemiche sollevate dai deputati del M5S ieri in aula: “Respingo con forza le illazioni su scambi e interessi economici. Abbiamo tessuto una tela di relazioni per migliorare le condizioni dei nostri marò. Nessuna strategia di contrapposizione frontale avrebbe portato a risultati  diversi”.

Poi il presidente del Consiglio ha ricordato: “Il governo italiano ha chiesto due permessi di rientro, oggetto di forti critiche sulla stampa indiana. Non era scontato si ottenessero questi risultati. Per questo motivo, il governo e i nostri due marò si sono impegnati sul ritorno in India. Abbiamo mantenuto, infatti, gli impegni formali, tenendo fede alla parola data e salvaguardando gli interessi del nostro Paese”.

Ha proseguito nella ricostruzione Monti: “La Corte Suprema indiana ha ammesso che la vicenda è avvenuta in acque internazionali, ma ha negato la restituzione dei due marò all’Italia, andando contro le convenzioni internazionali. La nostra iniziativa è stata volta a garantire un processo giusto, equo e rapido, evitando pene incompatibili con la nostra giurisdizione. Ricevute queste assicurazioni da De Mistura, nel pomeriggio del 21 marzo,  Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono tornati in India e si trovano nella residenza del nostro ambasciatore. E’ stata una decisione difficile, ma necessaria per l’onorabilità del nostro Paese”.

Poi, l’attacco diretto al ministro Giulio Terzi: “Percorso ed azioni condivise dall’allora ministro Terzi, come da egli stessi più volte confermato, anche al quotidiano La Repubblica, il 22 marzo. Sono rimasto stupefatto per ciò che il ministro ha fatto e non ha fatto in relazione alle dimissioni. Egli ha reso note solo qui in Aula le sue dimissioni, senza preventiva comunicazione. Niente faceva presagire le dimissioni di Terzi dal ministero degli Esteri, non ha dato nessun preavviso, non mi ha fatto intuire nulla, nemmeno il suo dissenso. Credo che gli obiettivi fossero altri.

Contestazioni in aula quando il premier, a conclusione del proprio intervento, ha affermato: “Questo governo, che non vede l’ora di essere sollevato dal proprio incarico e che è abituato a ricercare decisioni con la discussione, si trova basito di fronte alle dimissioni del ministro dimissionario Giulio Terzi. Ringrazio tutti i membri del governo, in particolare il ministro Di Paola per le parole riferite ieri in quest’aula”.

 

Redazione online