L’Aquila indignata e triste a quattro anni dal terremoto

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L'Aquila dopo il terremoto (getty images)

Ricorre oggi il quarto anniversario della tragedia che colpì la città dell’Aquila il 6 aprile del 2009. Nel corso della nottata, alle 3:32 – orario che nessun aquilano potrà mai dimenticare – la terrà nei dintorni del capoluogo abruzzese tremò violentemente e ben 309 vite scomparvero sotto le macerie di una città andata in frantumi.

A quattro anni dal sisma, dopo le campagne speculative dei politici che hanno riguardato l’Aquila per il primo periodo del post-terremoto, la zona dell’aquilano è abbandonata e il centro storico dell’Aquila è ancora tutto da ricostruire, fermo alle 3:32 del 6 aprile 2009 assieme alle lancette d’orologio di chi ha perso i suoi cari in quella notte.

Sarà una giornata intensa quella di oggi, durante la quale commemorazioni e proteste scandiranno le ore nel capoluogo abruzzese. Già nel corso della nottata le campane delle chiese cittadine hanno battuto 309 rintocchi in memoria di ognuno dei morti a causa del sisma. Sempre nel corso della nottata si è svolta per le vie del centro una fiaccolata.

Oggi dovrebbe giungere all’Aquila l’ex procuratore antimafia neoeletto presidente del Senato, Pietro Grasso, il quale dovrebbe recarsi alla nota Casa dello Studente e lì deporre una corona floreale.

Ma l’atmosfera che si respira nella cittadina non è semplicemente commemorativa. Anche la protesta e lo scontento dominano tra gli aquilani. In particolar modo in queste ore si è pronunciato il sindaco, Massimo Cialente, il quale ha rivolto inviti ed appelli ai politici e alle forze parlamentari. Dal suo privilegiato punto di vista, L’Aquila è una città completamente lasciata a se stessa, condannata a morire per cronica assenza di fondi e di aiuti a sostegno della ricostruzione. Lo stato del centro storico è per Cialente emblematico di una situazione di estremo stallo e degrado: “Se non arriveranno subito i fondi necessari in modo tale da permetterci per il 2015 la ricostruzione di una parte del centro storico l’Italia avrà condannato a morte L’Aquila e credo che gli aquilani si muoveranno per non far più parte dell’Italia”.

E’ in questo senso che il sindaco ha minacciato di togliere la bandiera tricolore e di cacciare il prefetto dalla città. “La prima cosa che chiederò e’ che si tolga il tricolore e che vada via il prefetto, come dire ci lasciassero morire in pace”.

Cialente ha definito questo come “l’anniversario più difficile” per via del fatto che le sperante si stanno inesorabilmente affievolendo e questo rischia di causare un definitivo abbandono dell’Aquila da parte dei suoi cittadini.

 

Redazione online