Ilva: Enrico Bondi nominato nuovo amministratore delegato, Bruno Ferrante resta presidente

Enrico Bondi (Getty Images)

Il manager Enrico Bondi, già a capo di Parmalat dopo il crack dell’azienda a causa della gestione Tanzi, è stato nominato poco fa amministratore delegato dell’Ilva dal consiglio di amministrazione della stessa azienda. Nel contempo, secondo quanto rende noto la società, è stato confermato presidente Bruno Ferrante.

Interpellato dal quotidiano cattolico “Avvenire”, intanto, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha respinto il ricorso della magistratura di Taranto contro il cosiddetto decreto “salva Ilva”, ha commentato: “Ora non ci sono più alibi. Dopo la decisione della Consulta siamo finalmente in un quadro di certezza. Bisogna lavorare insieme, Ilva e amministrazioni, realizzando un confronto costante per assicurare che l’obiettivo del risanamento vada avanti e si compia. E già i risultati si stanno vedendo”.

Ha proseguito Clini: “Ora non ci sono più quegli elementi che potevano influire sulle decisioni di investimento dell’azienda, perché è evidente che nell’incertezza ha avuto qualche difficoltà a scegliere anche se devo dire che è andata avanti, non abbiamo rilevato atteggiamenti evasivi. Però è altrettanto vero che, se fossimo partiti senza incertezze, i risultati sarebbero ancora migliori. Ora le incertezze non ci sono più e il programma dell’Aia, coi necessari aggiustamenti, deve andare avanti”.

Un commento simile arriva anche dal vice presidente di Legambiente Stefano Ciafani: “Ora che la Consulta si è pronunciata sulla costituzionalità della legge Salva Ilva, la si rispetti con rigore non solo nella parte che garantisce la produzione d’acciaio, mai bloccata in tutti questi mesi, ma anche in quella che chiede il risanamento degli impianti e la revisione dell’AIA per tenere conto del danno sanitario. Il Garante ha già certificato, sulla base delle ispezioni fatte dall’Ispra, che l’Ilva ha violato le prescrizioni dell’AIA. Vanno anche accelerate le bonifiche per rimuovere i tanti veleni sparsi sul territorio”.

 

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Legambiente, ha aggiunto infine Ciafani, tenterà di far “modificare la legge che estende a tutti gli stabilimenti industriali inquinanti che abbiano almeno 200 lavoratori la possibilità di adottare una normativa d’emergenza dichiarandoli di interesse strategico nazionale, perché di fatto va a stravolgere la normativa ambientale nel nostro paese”.