Stati Uniti: rischia l’asta Wounded Knee, lo storico campo del massacro dei Sioux

Indiani sopravvissuti al massacro di Wounded Knee (Da Wikipedia, foto Library of Congress USA)

Nello stato americano del Sud Dakota, Wounded Knee, il luogo in cui avvenne l’ultimo eccidio dei Sioux nel lontano 29 dicembre 1890, in cui persero la vita 150 indiani uccisi a colpi di mitragliatrice dai “visi pallidi”, rischia di essere messo all’asta tra pochi giorni e di finire nelle mani di qualche speculatore edilizio. La storica area, dichiarata National Historic Landmark dal Governo statunitense, rimanendo però privata, era stata acquistata nel 1968 dalla famiglia Czywczynski, la quale adesso ha deciso di disfarsene. La proprietà è stata offerta al popolo Lakota, del quale fanno parte i Sioux, che però sostiene di non avere le risorse necessarie per arrivare alla cifra di quasi 4 milioni di dollari chiesta dalla famiglia di origine polacca.

Per questo motivo, Joseph Brings Plenty, professore di cultura Lakota nato a pochi chilometri da Wounded Knee, ha usufruito dello spazio concessogli dal New York Times per chiedere direttamente al presiente Barack Obama di intervenire sulla questione, magari facendo acquistare l’area interessata proprio dal Governo Federale degli Stati Uniti. Da qui è nato un dibattito che si basa su due diverse correnti di pensiero: c’è chi sostiene che, in realtà, le tribù indiane non siano così povere da non potersi permettere di procedere con l’acquisto, visto che nel corso degli anni hanno sempre ricevuto indennizzi (e continueranno a riceverli) dal Governo Federale. In secondo luogo, quando negli anni scorsi i politici del Sud Dakota provarono a legiferare su Wounded Knee, rendendolo pubblico, furono gli stessi appartenenti alle tribù indiane che si opposero al disegno di legge, temendo che questo potesse attribuire al Governo Federale un eccessivo potere sul sito stesso. La parola passa quindi al presidente Obama, se vorrà risolvere la controversa questione e trovare una soluzione di compromesso che sia soddisfacente sia per le tribù indiane che per la proprietà privata.

Redazione

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