Nucleare, il neoministro Zanonato a “Un giorno da pecora”: “Se si può gestire non è sbagliato”

Manifestazione No Nuke (Getty Images)

Intervenendo al programma radiofonico di Radiodue, “Un giorno da pecora”, il neoministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha espresso la propria posizione riguardo all’utilizzo di fonti di energia alternativa come il nucleare anche sul territorio italiano, affermando che “non mi piace quando si enfatizzano le cose demonizzandole. L’energia nucleare è una forma di energia, se si può gestire non è sbagliata di per sé”.

Il ministro ha poi precisato che “in Italia credo che non si possa fare, ma nel mondo c’è”. Alla domanda se quello del nucleare in Italia sia solo un problema di sostenibilità e di gestibilità, Zanonato non ha quindi dubbi: “Se avessimo i siti adatti, perché no?”. Contrarietà, invece, è stata espressa dal ministro rispetto al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina: “Di per sé potrebbe anche essere una cosa interessante, ma non lo ritengo nel modo più assoluto una priorità per l’Italia”.

L’affermazione sul nucleare ha scatenato la rabbia di Legambiente; sui social network in queste ore si sprecano i commenti e le immagini ironiche contro di lui. Andrea Ragona, esponente dell’associazione ambientalista di Padova, città della quale Zanonato è stato sindaco dal 2004 fino alla nomina a ministro, commenta su Facebook: “E chi fa la prima gaffe del governo Letta?”. Nel frattempo, su Twitter, in molti ricordano al ministro Zanonato il recente esito refendario proprio riguardo al nucleare.

Inoltre, lo stesso ministro Zanonato, in un’intervista sul Corriere della Sera, ha reso nota la propria posizione sull’abolizione dell’Imu: “Non credo che un partito politico possa chiedere che l’aritmetica sia diversa da quella che abbiamo imparato a scuola. Due più due non fa otto. L’impegno di Enrico Letta non è stato certo quello di togliere l’Imu e lasciare i Comuni senza risorse, bensì quello di trovare le risorse economiche da dare ai Comuni per non far pagare la rata di giugno”. Per il ministro dello Sviluppo economico, dunque, “se aboliamo l’Imu per la prima casa senza trovare le risorse alternative, siamo costretti a chiudere i Comuni”.

 

Redazione online