Palazzo crollato in Bangladesh, gli Usa ammettono rapporti con società che operavano nello stabile

Si continua a scavare tra le macerie a Dacca (Getty Images)

Il Dipartimento di Stato Usa ha reso noto che alcune imprese tessili statunitensi ed europee si sono diverse volte rifornite presso le fabbriche ospitate nell’edificio crollato il 24 aprile scorso a Dacca, capitale del Bangladesh, uccidendo almeno 400 persone. Ha sottolineato il portavoce del ministero degli esteri Usa, Patrick Ventrell: “Noi continueremo a discutere con queste imprese del modo in cui possono migliorare le condizioni di lavoro nel Bangladesh. Gli Stati Uniti sono fortemente impegnati con il governo del Bangladesh, con gli esportatori e gli importatori sulle questioni dei diritti dei lavoratori e le condizioni di lavoro e di sicurezza”.

Oggi, intanto, il quotidiano locale Daily Star ha comunicato il ritrovamento di altri 11 corpi senza vita, affermando che il bilancio ancora provvisorio delle vittime ha raggiunto quota 427. Il numero delle vittime dovrebbe però salire nei prossimi giorni quando l’esercito e gli escavatori che stanno rimuovendo i detriti raggiungeranno i piani inferiori dello stabile di otto piani. Al momento, secondo quanto affermano fonti locali, più di 140 persone mancherebbero all’appello in base a quanto denunciato dai familiari.

Nel frattempo, si sono conclusi proprio oggi gli otto giorni di sospensione della produzione, proclamati dalle aziende tessili, dopo i violenti scontri di piazza seguiti alla notizia del crollo dello stabile.

 

Redazione online