Cannes: applausi e apprezzamenti per “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino

Paolo Sorrentino col cast de 'La grande bellezza' (Getty Images)

Accoglienza della stampa internazionale molto positiva alla proiezione di “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, attesissimo al Festival di Cannes, dove il regista napoletano aveva già conquistato il Premio della giuria con “Il Divo”. Su tutti, spicca l’interpretazione di Toni Servillo, ormai un fedelissimo dei film di Sorrentino, “il mio unico vero critico, crea concetti sulle mie intuizioni”, come spiega il cineasta.

Cosa sia ‘la grande bellezza’ lo spiega il regista del film: “E’ la bellezza della vita atemporale, non solo di Roma ovviamente. Oserei dire che è anche la bellezza della fatica del vivere stesso”. Si tratta di un film, prosegue Sorrentino, che girato dieci anni fa “sarebbe stato identico, perché non calca la crisi del momento, interrogandosi prevalentemente sui sentimenti/dinamiche degli esseri umani che appartengono all’universalità spazio-temporale. Anche il problema delle occasioni mancate esisteva dieci anni fa”

“Nel film c’è una battuta: ‘la povertà non si racconta ma si vive’, racchiude il senso del film che prova a esprimere una condizione di povertà non materiale ma di altro tipo”, dice ancora Sorrentino, mentre Toni Servillo afferma: “Io sono molto felice di aver testimoniato una parte profonda di Paolo, in cui Paolo si riconosce”.

La pellicola ha ricevuto molti consensi anche dalla stampa estera. Secondo ‘The Guardian’, “Sorrentino è tornato a Cannes con un bellissimo film, girato nello stile classico della Dolce vita di Fellini e della Notte di Antonioni. La grande bellezza è un ritorno al suo naturale linguaggio cinematografico, dopo la difficile esperienza in inglese con Sean Penn in This must be the place. Il film è superbo, ma c’è anche un eccesso di ricchezza che va un po’ a discapito delle emozioni. Toni Servillo meriterebbe il premio per il miglior attore, grazie alla stupenda interpretazione di Jep”.

Naturale, secondo qualcuno, il paragone con il cinema di Fellini; Jay Weissberg di ‘Variety’ sottolinea: “La grande bellezza è un ricco banchetto cinematografico, che omaggia Roma in tutta la sua bellezza e superficialità. Di certo farà venire un’indigestione a qualcuno, che potrebbe vederla come l’opera di un cinefilo in posa che manca di vera profondità. E non importa se la stessa critica è stata mossa alla Dolce vita 53 anni fa. Il confronto non è casuale: come il capolavoro di Fellini, La grande bellezza fa di una figura esausta dal punto di vista esistenziale una guida dantesca attraverso la decadenza della vita romana”.

Redazione online