Finanziamento pubblico ai partiti, oggi in CdM un ddl ‘snello’ per abolirlo

Enrico Letta (Foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Inizierà a breve il Consiglio dei Ministri che dovrebbe varare, secondo quanto ha fatto capire lo stesso premier Enrico Letta, il ddl sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il testo dovrebbe svilupparsi in massimo dodici articoli, prevedendo tra l’altro l’abrogazione delle norme sul finanziamento pubblico; nuove procedure sulla trasparenza di statuti e bilanci; la semplificazione delle procedure per le erogazioni dei privati verso i partiti, assicurando sempre la tracciabilità e l’identificabilità delle contribuzioni; l’introduzione dei meccanismi di natura fiscale a favore dei partiti.

Intervenendo ieri dall’Emilia, dove era in visita alle popolazioni terremotate, Enrico Letta aveva affermato: “Ho preso la fiducia anche sul mio impegno ad abolire il finanziamento pubblico ai partiti e non intendo fare passi indietro”. Il ddl dovrebbe esser stato messo a punto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Filippo Patroni Griffi e dai ministri Gaetano Quagliariello e Dario Franceschini.

Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, per bocca di Riccardo Nuti, vicecapogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, sottolinea come questo ddl “sarà l’ennesima presa in giro” e ribadisce: “E’ chiaro che se tu metti detrazioni più ampie per chi versa contributi, è lo Stato che sta pagando, non c’è nessuna abolizione”. Polemico anche un altro deputato a 5 Stelle, Riccardo Fraccaro, componente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio: “Noi li sfidiamo ad adottare il nostro testo, che prevede l’abolizione dei rimborsi elettorali e la non erogazione di quelli già assegnati in base alla vecchia legge. E proponiamo che i soldi risparmiati vadano alla Cassa depositi e prestiti per un fondo a favore di piccole e medie imprese, ma su queste nostre iniziative c’è un boicottaggio politico”.

Il ddl però trova anche il giudizio parzialmente negativo del tesoriere del Pd Antonio Misiani, che sostiene che “il testo va valutato insieme ai lavoratori” e parla di “inevitabile ridimensionamento di tutte le strutture del partito”, con 180 dipendenti a rischio cassa integrazione.

Redazione online