Processo Ruby2: levata di scudi del Pdl a difesa degli imputati

Ruby (GIUSEPPE ARESU/AFP/Getty Images)

La requisitoria del pm milanese Antonio Sangermano, conclusasi con la richiesta di condanna a sette anni per Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora, nel cosiddetto processo Ruby2, ha provocato le reazioni stizzite di molti esponenti del Pdl, soprattutto per i toni usati dall’accusa, che ha parlato tra l’altro di “orge bacchiche” in riferimento alle feste che si svolgevano nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi.

Proprio l’ex premier ha respinto le accuse: “Le argomentazioni utilizzate dai Pubblici Ministeri Milanesi nel processo Minetti, Mora, Fede, in relazione a quanto sarebbe accaduto nella mia casa, sono quanto di più lontano dalla realtà sia possibile immaginare. Decine e decine di testimonianze hanno asseverato la assoluta normalità delle cene presso la mia residenza e la totale assenza di qualsiasi connotazione men che corretta”.

Di ‘uso mediatico’ della giustizia ha parlato il senatore Sandro Bondi: “Ormai le requisitorie dei pubblici ministeri, come quella del dottor Sangermano, appaiono delle filippiche ad uso dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo, tanto più gridate quanto più scarseggiano le prove documentate e verificabili e i riscontri oggettivi”.

Sulla mancanza di rispetto nei toni usati punta Mara Carfagna: “I toni utilizzati oggi nella requisitoria dei pubblici ministeri di Milano sono decisamente spiacevoli e poco rispettosi nei confronti di tutte le persone coinvolte, siano esse innocenti come credo o colpevoli. La giustizia deve fare e farà il suo corso, ma questo principio non è in contraddizione con la necessità che ciascuno possa sentirsi rispettato come persona anche se coinvolto in un processo”.

Stesso concetto espresso da Deborah Bergamini: “I toni, le espressioni, la volontà di ricercare l’attacco prima e più ancora della verità sono gli aspetti che maggiormente hanno colpito e indignato nella requisitoria di oggi a Milano. Senza entrare nel merito di accuse slegate dalla realtà e dai fatti, credo che sia doveroso, pure a Milano, rispettare l’onorabilità e la dignità di ogni cittadino, anche se si chiama Silvio Berlusconi”.

Il deputato Alessandro Pagano, infine, avalla la tesi della ‘farsa’ per eliminare l’ex premier: “La requisitoria pronunciata quest’oggi dai pm milanesi, in cui è evidente l’assenza di correlazione tra la verità processuale e le tesi accusatorie, non è che l’ennesimo atto di un ‘processo farsa’ il cui scopo non è quello di accertare eventuali addebiti, bensì di screditare a tal punto la figura di Silvio Berlusconi da ‘eliminarlo’ definitivamente dalla scena politica. Oggi i principi del giusto processo e del rispetto della dignità umana sono stati gravemente calpestati, e dispiace che chi dovrebbe assicurarne il rispetto si stia dimostrando non all’altezza di tale compito”.

Redazione online