Rosy Bindi: “Darò battaglia per difendere la Costituzione”

Rosy Bindi alla Camera (Foto: Franco Origlia/Getty Images)

Ormai da qualche settimana in rotta col suo partito, l’ex presidente del Pd Rosy Bindi ha rilasciato oggi un’intervista al quotidiano ‘La Repubblica’ in cui ha sottolineato come “non scambio il governo Letta e la sua tenuta con la Costituzione, che deve durare ben oltre le larghe intese”. Ha proseguito la deputata democratica: “Se la coerenza in politica è ancora un valore, faccio la battaglia che considero giusta per la Costituzione e che ho sempre fatto quando qualcuno ha cercato di indebolire e stravolgere la Carta”.

Ha aggiunto la Bindi: “Premetto che noi come Parlamento non abbiamo un potere costituente, ma solo di revisione della Costituzione, cioè non possiamo dare alla Carta un impianto completamente nuovo rispetto alla Costituente del 1946. Possiamo invece intervenire per rendere funzionante quell`impianto, le scelte che sono state compiute. E’ la nostra è una democrazia parlamentare”.

Secondo l’ex vicepresidente della Camera, “il Pd è stato in prima linea in questi anni contro i tentativi di stravolgere la Costituzione e ha vinto un referendum contro la destra. L`Assemblea del partito nel 2011 ha detto ‘no’ a ogni forma di presidenzialismo e ha avanzato la proposta del modello tedesco con il cancellierato e la sfiducia costruttiva per rafforzare il capo del governo e rendere più funzionante il Parlamento”.

Ora però, spiega la Bindi, vi sono posizioni che vanno nel senso opposto, “penso al segretario Epifani; al presidente del Consiglio Enrico Letta che si è lasciato scappare che mai più eleggeremo in parlamento un presidente della Repubblica. Penso a Veltroni. C`è stata anche la presa di posizione di Prodi, che mi addolora in modo particolare. Ma non cambio idea”.

La parlamentare spiega in maniera chiara il motivo del suo dissenso: “Il nostro è un paese che in questi anni ha visto crescere spinte populiste e tentazioni plebiscitarie, nel quale manca la legge sul conflitto d`interessi. Con il semi presidenzialismo alla francese, indeboliremmo la figura di garanzia del capo dello Stato, che non avrebbe più quel profilo di garante che è un capolavoro della nostra Carta. Renderemmo marginali il Parlamento e il capo del governo. Proporrei di fare come prima riforma il conflitto d`interessi in Costituzione. Vediamo se il centro destra ci sta, e mettiamo poi mano al resto”.

E sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, Rosy Bindi conclude: “Ritengo sia una sferzata utile. Però dobbiamo stare in Europa dove ovunque ci sono forme di finanziamento pubblico”.

Redazione online