Turchia: Erdogan determinato a segare gli alberi di Gezi Park, mantiene linea sulla teoria del complotto

Recep Tayyip Erdogan, premier Turchia (Getty Images)

“Segheremo gli alberi di quel parco, saranno ripiantati in un altro posto, questa protesta è violenta e manipolata”. Parole che tuonano dissonanti nello scenario della protesta che ha investito la Turchia dal 30 maggio.
Eppure, la dichiarazione del premier turco Recep Tayyip Erdogan rilasciata davanti al gruppo parlamentare del suo partito e trasmesso in diretta anche da Al Jazira e Al Arabiya, suona come una doccia fredda, che giunge poco dopo l’annuncio dello sgombero effettivo di Piazza Taksim sebbene stiano ancora continuando gli interventi delle forze dell’ordine con i blindati per disperdere i manifestanti.

Il premier ha ribadito che darà seguito ai piani per la distruzione del Gezi Park, mentre ha invitato i manifestanti “sinceri” che stanno ancora occupando pacificamente l’area verde a ritirarsi sottolineando che il parco “non è una zona di occupazione”.
Erdogan mantiene la sua linea dura affermando che i manifestanti sono manipolati da lobby e gruppi d’interessi, per rovinare l’economia della Turchia. Una teoria del complotto nella quale si punta il dito contro gruppi d’infiltrati che provocano i cittadini. Lo stesso partito di Erdogan, Akp, riferisce Rai News, ha continuato ad accusare il net e i social network definiti più pericolosi di un’autobomba e impiegati come strumento di cospirazione che minaccia la pace sociale. Il partito islamico ha sollevato la richiesta di un maggior controllo e nuove leggi sul web.

Un bilancio confermato dal premier turco che conta quattro morti in due settimane di proteste: tre manifestanti e un poliziotto. “Tre nostri giovani sono morti e anche un giovane poliziotto è morto”, ha affermato il premier, mentre l’associazione medici turchi xonta quasi 5 mila manifestanti feriti.

Erdogan ha poi definito i manifestanti “folli” e provocatori di disordini nel Paese scusandosi per l’uso della forza: “Mi dispiace che la gente dica che sto agendo con troppa forza, ma questo è il ruolo di un premier nel suo Paese. Il 95% dei manifestanti di piazza Taksim non conosceva neanche la piazza prima”, conclude il Premier appellandosi alla teoria del complotto contro la sua politica di edificazione del paese.

Redazione