Il ministro Carrozza: “L’idoneo non beneficiario rappresenta ciò che non va nel diritto allo studio”

Il ministro Maria Chiara Carrozza (Getty Images)

Stamattina, il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza è intervenuta, collegandosi via Skype, al Forum Europeo per il Diritto allo studio universitario, convocato e promosso a Bologna dall’Andisu. Ha sostenuto il ministro, dopo aver citato l’art. 34 della Costituzione: “Nel bestiario dei mostri burocratici italiani, ha purtroppo ormai conquistato un posto stabile la figura dell’idoneo non beneficiario. Una figura che è la più cruda testimonianza di ciò che non va nel diritto allo studio in Italia, di quello che possiamo e dobbiamo cambiare”.

Ha proseguito il ministro: “Quanto siamo lontani dalla Destinazione Europa e quali passi dobbiamo compiere per raggiungerla? Riprendo dati che vi saranno familiari, ma che dobbiamo avere sempre ben presenti: in Italia, ottiene una borsa di studio solo il 7% degli studenti, con 258 milioni di euro di fondi pubblici, contro il 25,6% della Francia (1,6 miliardi), il 30% della Germania (2 miliardi) e il 18% della Spagna (943 milioni). In 5 anni il nostro dato è calato (-11,2%), mentre è aumentato negli altri paesi (Francia +25,9%, Germania +18,6%, Spagna + 39%)”.

Il ministro Carrozza ha poi ricordato: “La situazione del diritto allo studio, negli ultimi anni, è stata al centro di numerosi e provvidenziali richiami del Presidente della Repubblica”. Ha aggiunto la titolare del Miur: “È fondamentale lavorare in questa direzione e su questo garantisco il mio impegno, così come la massima attenzione alle proposte del Parlamento. Parlare di ‘destinazione’ vuol dire affrontare le soluzioni al problema che abbiamo davanti”.

Dopo aver ricordato l’impegno per il welfare studentesco, per i servizi e per i posti letto, la Carrozza ha sottolineato: “Dobbiamo essere tutti impegnati nella costruzione di uno spazio comune europeo in cui le persone possano vivere la loro libertà, uno spazio in cui gli studenti possano studiare e imparare senza barriere, e dove i ricercatori possano concentrarsi sui loro progetti e sui risultati scientifici, invece che sulla burocrazia”.

Il ministro si è infine soffermato sulla disoccupazione giovanile, concludendo: “Il fardello delle disuguaglianze e la questione sociale nell’università fanno pienamente parte di questo problema. Ci dicono che non possiamo permetterci una generazione perduta, per voi e per l’Italia. Per invertire la tendenza è essenziale prendere sul serio il diritto allo studio, prendere sul serio l’articolo 34 della nostra Costituzione”.

Redazione online