Fragilità contemporanea: Ballestra e Babrow in difesa dell’ambiente. Due artiste a confonto

Tee/life di Alessia Babrow (concessione dell'artista)

Il web è sempre più non solo vettore d’informazione ma anche supporto e medium artistico nel panorama attuale delle forme di arte.
Laddove la net art ha contribuito a sviluppare un intricato linguaggio che presuppone non solo l’interrazione del pubblico internauta, numerosi artisti hanno impiegato il mezzo informatico e il web come supporto per far circolare le loro opere.

In questa nuova frontiera, sono state sfruttate innumerevoli possibilità del web: quelle della diffusione mail per far circolare progetti artistici, i musei virtuali di Second life, la creazione stessa di un’opera tramite l’apporto dei naviganti, come ad esempio il libro-blog “127 mila bocconi d’arte” degli Elastic Group of artistic research che sarà a breve pubblicato.

Ma la contemporaneità, la sincronicità, l’immediatezza del web e la sua incontrollata condivisione è anche un supporto ottimale per opere di denuncia, per la creatività citazionista come anche per nuove forme di guerriglia advertising. Per questo, incentrare nuovi interessi sugli avvenimenti artistici nel web diviene sempre più un’esigenza: la tendenza si sta sempre più diffondendo, non solo come vetrina promozionale, ma come elemento fondante e significante di veri e propri percorsi di numerosi progetti artistici.

Una premessa con la quale presentare le opere di due artiste che ci hanno invitato a riflettere sulla fragilità della nostra terra e delle nostre relazioni umane: “Journey to fragility” di Maria Rebecca Ballestra e “Fragile” di Alessia Babrow.

“Journey into Fragility” dell’artista e fotografa Maria Rebecca Ballestra nasce nel 2011 e propone una ricerca che si basa su dodici punti elencati nella “Carta per la Terra e per l’Uomo”, concepita dal poeta e saggista Massimo Morasso. Il “Manifesto Arenzano per la Terra e l’Essere Umano” è stato sottoscritto da intellettuali di tutto il mondo, tra cui cinque premi Nobel e sei premi Pulitzer: da Derek Walcott a Séamus Heaney, da Bei Dao a Mario Luzi, da Yves Bonnefoy ad Andrea Zanzotto e John Ashbery.

Nelle varie tappe del suo progetto itinerante, durato una anno, la Ballestra ha rintracciato percorsi di resistenza, nuclei di forza e nuove forme di intelligenza ecologica. Un totale di dodici progetti (tra i quali installazioni, video, community projects e interventi site specific) eseguiti in altrettanti paesi del mondo (come Galles, Ghana, Svizzera, Madagascar, Abu Dhabi, Cina, Singapore e Costa Rica), con lo scopo di offrire un dialogo attivo sull’ambiente e sul valore della vita sulla Terra.
La dodicesima e ultima tappa di Journey to fragility, si è svolta in Galles, dove l’artista ha dedicato un lavoro sugli eco-villaggi e sull’agricoltura sostenibile.

Dal canto suo invece, la giovane performer Alessia Babrow ha dato vita al progetto “Fragile” nel 2009. Anche questo ideato in più tappe, grazie al supporto del web e al termine del quale seguirà un evento performativo con un’installazione-ambiente.
L’artista propone la pubblicazione mensile di una fotografia in un blog e sui social network con un profilo facebook per attivare una “rete sociale”. In queste opere fotografiche di denuncia la Babrow sottolinea l’idea che oggigiorno tutto è diventato fragile: l’energia, l’arte, l’acqua, il cibo, il consumismo stesso, l’abbigliamento, il territorio, il paesaggio, la natura come il clima, ma anche la comunicazione perché fa si che siamo diventati merce di tutto e di tutti. FRAGILE diviene un marchio con il quale obliterare tutto ciò che nella nostra società è “Fragile”, assumendone consapevolezza.
Un lavoro incentrato su tematiche di attualità con il quale denunciare l’immobilità del pensiero. Per il mese di giugno, l’artista ha diffuso l’opera “Time/life” che ha dedicato alla protesta in Turchia, scaturita dalla difesa di un parco.

Carlotta Degl’Innocenti

Per approfondimenti:
journeyintofragility
facebook.com/alessiababrowfragile – alessiababrowfragile.blogspot.it