Istruzione, secondo l’Ocse l’Italia è fanalino di coda

Una scuola italiana (Getty Images)

Spietato report dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha inserito l’Italia all’ultimo posto per quel che riguarda i livelli d’istruzione, in quanto “è l’unico paese dell’area dell’Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria. All’opposto, nello stesso periodo i Paesi dell’Ocse hanno aumentato in media del 62 per cento la spesa per studente negli stessi livelli d’istruzione”.

Prosegue la relazione, pubblicata stamattina: “Negli ultimi 15 anni la spesa per studente di livello terziario è cresciuta del 39 per cento, registrando un aumento ben superiore alla media Ocse del 15 per cento. Tuttavia, tale aumento è ampiamente riconducibile a quello dei finanziamenti provenienti da fonti private. Ciononostante, la spesa per gli studenti di livello terziario (9.580 dollari Usa equivalenti) continua a essere ben inferiore alla media dell’area dell’Ocse (13.528 dollari Usa equivalenti”.

Spiega ancora l’organismo europeo che tra il 2005 e il 2011 “l’Italia ha conseguito risparmi nei settori dell’istruzione primaria e secondaria di primo grado aumentando il numero di studenti per insegnante” avvicinandosi “alla media internazionale, con un moderato aumento del numero di ore annue d’insegnamento per gli insegnanti, e con una simultanea diminuzione delle ore di istruzione per gli studenti”.

L’Ocse plaude a questo dato, sostenendo che “si potrebbe pensare che una tale misura avrebbe potuto nuocere alle opportunità di apprendimento degli studenti, ma fin qui, tali risparmi sull’istruzione scolastica non hanno compromesso i risultati dell’apprendimento degli studenti: gli esiti per gli studenti quindicenni nella valutazione Pisa 2009 sono risultati stabili”. Conclude l’Ocse: “Il sistema sembra essersi diretto verso una migliore efficienza nell’uso delle risorse”.

Redazione online