Festa della Lega nel bergamasco finisce in bagarre, litigano sul palco Bossi e Calderoli

Maroni, Calderoli e Bossi (Getty Images)

Nel corso della Festa della Lega Nord di Spirano, nel bergamasco, l’ex segretario Umberto Bossi e l’ex ministro Roberto Calderoli, si sono confrontati aspramente sul palco, togliendosi più volte a turno il microfono dalle mani. Lo riferisce il quotidiano ‘Corriere della Sera’, soffermandosi sui particolari del litigio. Il primo affondo arriva da Bossi: “C’è gente che manda circolari per dire di mettersi in cravatta e non indossare niente di verde, che preferisce lo slogan Prima il Nord, mentre invece solo la Padania può dare la vera identità. Non si sbatte fuori la gente, perché se non si può parlare non c’è democrazia”.

Poi tocca a Calderoli, che difende il governatore del Veneto Flavio Tosi: “E’ un fratello padano. Noi abbiamo perso il senso di fratellanza. Umberto, quello che dici tutti i giorni su Maroni non va d’accordo con la fraternità e la riconoscenza”. Da quel momento in poi, la festa si trasforma in bagarre coi due che si contendono il microfono. Tocca a Bossi: “Nella Lega attuale la riconoscenza è la virtù del giorno prima. Qui c’è gente che tratta la base a calci. Adesso ti ridò il microfono ma non dire st…te”.

L’ex ministro delle Riforme non ci sta e insiste sulla leadership di Maroni: “Avevi detto che non volevi fare come Salomone che rischiava di dover tagliare il bambino in due. Ma con quello che dici ogni giorno su Maroni, qui tagli il partito a pezzi con lo spadone. Dovresti ringraziare Maroni, che ha anche vinto in Lombardia”. La bagarre continua, finché Bossi non esclama: “Sei un democristiano”.

Calderoli non si è fatto cogliere di sorpresa e ha proseguito: “Questa non me l’avevano ancora detta. Ma ti sfido: al prossimo congresso tu e Maroni ve ne andate con un sorriso e lasciate il posto a un giovane, che ho già in mente”. La polemica tra i due leader della Lega va avanti soprattutto sul tema delle espulsioni, finché l’ex ministro delle Riforme non prova a chiudere la discussione: “Tu sei il papà e noi siamo tutti tuoi figli. Ma bisogna essere un papà vero, non di quelli che vanno tutte le sere al bar a giocare a carte”.

In coda all’incontro Calderoli ha poi sostenuto, intervistato dal ‘Corriere della Sera’: “Io non riesco ad accettare una cosa: quando ci facciamo male da soli. Supereremo anche questo, ma solo parlando chiaro: certe cose che prima avrei taciuto, ora le dirò apertamente. È una regola che, da domenica, mi sono dato”. L’ex ministro ha anche sostenuto che a spingerlo a parlare è stato lo sgomento nei volti dei militanti: “Immaginiamo il militante o l’elettore che sconcerto può provare sentendo il presidente della Lega parlare così della Lega stessa, del segretario federale o di quelli nazionali. Perché dovrebbero votarci? Mi son detto: adesso basta. E mi sono sentito di correggerlo in pubblico proprio perché sono al di fuori delle parti. Ci voleva qualcuno con un’anzianità di servizio e di lavoro svolto che potesse fare certe dichiarazioni”.

Le parole di Bossi e il successivo litigio non sono piaciute a Roberto Maroni, che a margine di una festa sempre nel bergamasco ha attaccato: “Mai e poi mai voglio ancora vedere un leghista che parla male di un altro leghista. Io vi dico che non risponderò più a frecciate e attacchi da parte di nessuno, queste sono cose che ci distraggono dalla lotta al nostro vero nemico, che è Roma. E se qualcuno vuole litigare, io gli dico: fuori dai piedi, non ci interessa”.

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