Ministero beni culturali: tagli e perdita di fondi per il 2013. Uno scenario in stato di emergenza

Un centurione al Colosseo di Roma (AFP/Getty Images)

Gli archeologi gridano allo scandalo, i dipendenti dei Beni culturali “aiuto”, l’Italia piange.
Uno quadro che potrebbe essere dipinto non da un esponente della corrente del realismo ma da un capofila dell’action painting per raffigurare il moto caotico nel quale verte il sistema culturale in Italia, il suo degrado e sopratutto l’assenza da parte del governo di un’azione che miri a risollevare la situazione.

E’ il commento allegorico che suscitano i dati ufficiali sul bilancio del Ministero dei Beni culturali (Mibac) che il ministro Massimo Bray ha inviato alle Camere come allegato alle linee guida del suo dicastero.
Il Mibac avrebbe ridotto quest’anno a 1.546.779.172 euro il proprio bilancio, registrando oltre 100 milioni di euro in meno rispetto al 2012 e una percentuale del -24% in meno rispetto al 2008 che contava su 2.037.446.020 di euro.

“Le risorse relative alle principali programmazioni per l’esercizio dell’attività di tutela hanno subito una riduzione del 58,2% passando da 276.636.141 a 115.632.039. La sofferenza riguarda un po’ tutti i comparti. Dalle risorse programmabili per il 2013 per gli interventi urgenti di tutela, diminuite di oltre 58% rispetto 2008, alle risorse per il programma ordinario di tutela del patrimonio (-52% rispetto al 2008 e -76% rispetto al 2004). Diminuiscono i soldi arrivati dal gioco del lotto, che nel 2004 garantivano entrate per 134,7 mln di euro (-81% rispetto al 2004 – 71% rispetto al 2008)”, viene scritto nella rapporto.

Entrando nel gioco dei tagli, lo scandalo risiede forse nella voce sulle “spese per interventi urgenti per le emergenze” alle quali sono state tolti circa 10 milioni di euro rispetto al 2012. Un quantitativo irrisorio che “non basterebbe” quasi a pagare le società di pulizie operanti al Colosseo. Un dato allarmante se si pensa che l’Unesco ha minacciato l’Italia di togliere il sito archeologico di Pompei dalla lista del patrimonio mondiale dell’Umanità.

Ma tra questi tagli quello al “programma ordinario dei lavori pubblici” accusa un duro colpo con una perdita di fondi che rasenta il 40% passando da 70,5 mln di euro nel 2012 a 47,6 mln del 2013, laddove, viene sottolineato dal quotidiano La Stampa, nel non lontano 2004 erano 201 milioni. Una delle causa sarebbe da individuare nel calo dell’aiuto dei fondi che arrivano dal Gioco del Lotto che per il 2013 sarebbe di 25,4 milioni a fronte dei 48,4 mln registrati nel 2012.

Uno scenario di emergenza sopratutto nell’ambito del restauro che registra -31% dei fondi rispetto al 2008: per il 2013, si stima una disponibilità di 15.047.923,00, mentre erano 50,6 milioni nel 2012.

La tendenza non risparmia né gli istituti culturali che accusano un -18% rispetto al 2009 con 14.670.000,00 a disposizione né tanto meno il Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus), che con 398.847.077,00 a disposizione è calato del 15% rispetto al 2009.

Il funzionamento del Mibac potrà contare solo su circa 23 mln di euro per il 2013, laddove necessiterebbe 50 mln annui, come risulta anche dal debito di 40 mln di euro dovuto al mancato pagamento di utenze e canoni. In questo bilancio programmatico per il 2013, si conta anche il problema del blocco di assunzioni, per non parlare dell’atteso ammodernamento del sistema informatico bibliotecario.

Insomma, oltre ai funzionati in sé per sé, i ricercatori, dottorandi, archeologi, storici dell’arte e specialisti s’interrogano sul divenire del bel paese, dei suoi beni e delle sue ricchezze storico paesaggistiche. Perché se da una parte sul piano politico viene tanto “millantata” la necessità di rilanciare il turismo, uno dei paragoni migliori per suscitare una profonda riflessione potrebbe essere quello dell’incasso annuale del Louvre che supera l’incasso di tutti i musei italiani messi insieme. Ovvero, il turismo passa prima attraverso un risanamento strutturale dei nostro luoghi.

Per giudicare questo vuoto assoluto di mancanze, basta recarsi vicino alla stazione Termini a Roma, verificare le condizioni del Museo nazionale romano oppure quelle della città antica di Ostia, ma anche andare nel quartiere Eur per visitare il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini che conserva una delle più famose raccolte di testimonianze preistoriche a livello mondiale: entrambi vuoti, senza pubblico e in stato di degrado.

Redazione