Mucca pazza, in Italia il rischio è trascurabile

Campioni cerebrali di bovino (Michel Porro/Newsmakers)

L’encefalopatia spongiforme bovina, nota come Bse o anche comunemente come “morbo della mucca pazza”, è un rischio trascurabile per l’Italia; a sostenerlo il Comitato permanente della catena alimentare dell’Unione europea, con una decisione votata all’unanimità che colloca il nostro Paese in una posizione di sicurezza e privilegio rispetto al resto del continente.

Soddisfatto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Una buona notizia che ripaga i tanti sforzi del Ministero della Salute, dei Servizi veterinari regionali e delle ASL, nonché dei laboratori degli Istituti Zooprofilattici che con estrema serietà e rigore hanno controllato milioni di capi bovini ed ovini sia al macello che negli allevamenti. Un impegno di risorse economiche ed umane che è stato riconosciuto e ciò servirà anche ad ampliare la gamma dei prodotti a base di carne esportabili”.

Secondo i dati diffusi dalla World Organisation for Animal Health, in tutto in Italia sono stati 144 i casi accertati di Bse, ma appena due quelli accertati di vMCJ, una nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob, legata alla trasmissione del morbo della mucca pazza da animale a uomo. Con questa decisioni, si conclude un lungo iter che ha portato l’Italia, nel marzo 2001, a porre dei limiti al consumo di carne bovina, in particolare di quelle parti come la colonna vertebrale e i gangli, il cervello e le frattaglie.

Redazione online

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