Sud Sudan: almeno in 200 uccisi durante gli scontri inter-etnici

Scontri Sudan (Getty Images)

La situazione dei conflitti inter-etnici nello stato africano del Sud Sudan è sempre molto grave. A confermare la preoccupazione che sussiste per lo stato delle cose a quelle latitudini è stato oggi un responsabile delle Nazioni Unite, il quale, occupandosi direttamente di Sud Sudan, ha potuto appurare che solo nell’ultima settimana 200 persone sono rimaste vittima degli scontri. Gli screzi tra tribù rivali si sono prodotti soprattutto nello stato interno dello Jonglei.

Una denuncia simile sui rischi di vita ai quali sono costantemente sottoposti i cittadini dello stesso stato sudanese era giunta qualche giorno fa, quando anche in Europa era circolata una notizia proveniente dalla contea di Pibor. Secondo l’informazione, circa 120.000 persone scappate per fuggire alle lotte violente tra gruppi etnici, erano fuggite e si erano rifugiate all’interno di paludi insalubri e pericolose. Secondo Medici Senza Frontiere, questi sudanesi starebbero mettendo fortemente a repentaglio la propria vita, dato che nelle zone che hanno scelto per scappare dalle angherie del conflitto dominerebbe la malaria, non ci sarebbe alcuna possibilità di cure mediche o di soccorsi, non c’è neanche la possibilità di attingere ad acqua potabile.

“La zona della Contea di Pibor, dove la popolazione si nasconde, sarà inondata durante l’imminente stagione delle piogge. Non è un luogo dove si possa vivere. Al momento non siamo in grado di prendere contatto con le persone che si nascondono nella boscaglia. La stagione delle piogge è già iniziata e sappiamo, grazie all’esperienza pluriennale di MSF nello stato di Jonglei, che senza assistenza medica i tassi di mortalità saliranno rapidamente, con gente che muore di polmonite e altre malattie respiratorie, malaria e diarrea”, questo il monito lanciato qualche giorno fa da Bart Janssens, Direttore di Medici Senza Frontiere.

 

Redazione online