Marchionne: “Difficile fare industria in Italia”. Il ministro Giovannini: “Sbagli”

Sergio Marchionne (Getty Images)

Intervenendo telefonicamente in conferenza con alcuni analisti finanziari, l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha sottolineato ieri: “Le condizioni industriali in Italia rimangono impossibili”. Il numero uno del Lingotto ha avanzato la possibilità di portare all’estero alcune produzioni: “Abbiamo le alternative necessarie per realizzare le Alfa ovunque nel mondo”.

Per Marchionne è necessario, soprattutto dopo la pubblicazione delle motivazioni della Corte costituzionale sulla vertenza Fiat-Fiom, che il governo promulghi una nuova legge sulla rappresentanza sindacale nelle fabbriche: “Abbiamo chiesto con urgenza di varare delle misure che rimedino a questo vuoto ma per ora non vediamo niente”.

Proprio in riferimento alla sentenza della Consulta e ai rapporti con la Fiom, Marchionne ha sostenuto: “Stiamo ancora cercando di capire le implicazioni dell’ultima sentenza per le nostre attività in Italia e stiamo organizzando un incontro con il sindacato che è al centro di questo contenzioso. Vedremo il risultato. Fiat resta aperta a cercare soluzioni che possano garantire l’operatività delle attività in questione. Non abbiamo pregiudizi ma siamo fortemente determinati a trovare una soluzione duratura nel tempo”.

Polemico con l’ad Fiat il ministro del lavoro Enrico Giovannini, che replica in particolare alla frase sulla difficoltà di fare industria in Italia e contrattacca: “Non sono d’accordo. Ci sono molte imprese che in queste condizioni stanno continuando a investire, a crescere, a creare profitto e posti di lavoro. Questo nonostante le indubbie difficoltà”. Ha aggiunto il ministro: “Dopo la sentenza della Corte costituzionale su Fiom-Fiat, in questi mesi io e Marchionne abbiamo discusso più volte di come migliorare le relazioni industriali”.

Intanto, sulla questione della fusione con Chrysler e la tentata acquisizione di quote azionarie di Veba, secondo quanto si legge in un comunicato della Fiat, si è pronunciata la Corte del Delaware, che ha deciso che la casa automobilistica torinese “ha diritto di acquistare una parte della partecipazione Veba in più tranche ad un prezzo da determinarsi secondo una formula predefinita”.

Prosegue il Lingotto: “Con la sua decisione, la Corte del Delaware ha accolto, senza ulteriore istruttoria, le domande di Fiat su due delle questioni più rilevanti della causa. La Corte ha anche rigettato, nella loro interezza, le contrapposte richieste di VEBA di pronuncia senza istruttoria, ivi inclusa quella secondo cui VEBA non potrebbe vendere la sua partecipazione in Chrysler al prezzo risultante dal Call Option Agreement a causa dei divieti contenuti nelle Department of Labor’s Prohibited Transaction provisions. Fiat auspica che attraverso l’istruttoria richiesta dalla Corte possano essere presto risolte le poche questioni ancora aperte nel contenzioso e continua ad avere fiducia nel fatto che anche tali residue questioni saranno risolte in suo favore”.

Redazione online