USA prolungano la chiusura delle sedi diplomatiche

John Kerry, segretario di Stato Usa, (Getty images)

Rimarrà alto almeno fino al 10 agosto prossimo il grado d’allerta della diplomazia USA nei confronti di eventuali episodi di attacco a consolati in paesi islamici dove i servizi credono possano essere al lavoro dei gruppi jihadisti. La decisione di ampliare il periodo di inattività e chiusura delle sedi diplomatiche in alcune nazioni mediorientali è stata presa oggi dal dipartimento di Stato americano presieduto da John Kerry in relazione al fatto che gli USA preferiscono aspettare che si concluda il periodo clou del Ramadan.

Ieri sono rimaste chiuse 22 ambasciate statunitensi in giro per il mondo e oggi l’allarme è stato ritirato per alcune località, confermato per altre e lanciato ex novo per altre ancora. Riapriranno ad esempio le sedi diplomatiche di Kabul, Baghdad, Algeri, dove il rischio di un attacco terroristico da parte di nuclei appartenenti ad Al Quaeda non sembrerebbe essere più presente.

Sotto allarme sono state invece messe le strutture e i cittadini americani presenti nelle capitali del Madagascar, del Ruanda, delle Mauritius e del Burundi.

Intanto in molti si stanno interrogando sulla pressione mediatica con cui gli USA hanno veicolato la notizia della chiusura delle ambasciate e l’allerta per i connazionali presenti in zone tra Medio Oriente e Africa. Di certo l’enfasi esercitata su quest’argomento, al di là dei reali rischi di attentato, potrebbe essere funzionale a distogliere l’attenzione da altri casi di politica internazionale (vedi Snowden) di una certa importanza.

 

Redazione online