Raid israeliani in Libano, la protesta dell’Unifil

Accampamento dell'Unifil (MAHMOUD ZAYYAT/AFP/Getty Images)

Secondo quanto sostenuto dall’Ansa, il generale dell’esercito italiano Paolo Serra, che è anche comandante dell’Unifil, la forza dell’Onu che presiede la zona cuscinetto nel sud del Libano al confine con Israele, ha “protestato fermamente” con le forze militari israeliane per quella che è stata definita come una “seria violazione” della risoluzione 1701 dell’Onu, causata dall’ingresso dei soldati del paese a maggioranza ebraica in territorio libanese.

La violazione è avvenuta tra il 6 e il 7 agosto; nei giorni scorsi, in una dichiarazione rilasciata alla stampa, l’Unifil aveva sostenuto di esser stata informata dalle Forze armate libanesi che una pattuglia dell’esercito israeliano aveva attraversato la cosiddetta Linea Blu che separa i due paesi, smentendo quanto affermato da Israele circa un’esplosione.

La risoluzione 1701 pose fine, nel 2006, al conflitto tra Israele e il gruppo Hezbollah, chiedendo il rispetto della Linea Blu, il disarmo di tutte le milizie in Libano, e la fine delle armi contrabbando nella zona. Nel comunicato l’Unifil ha fatto sapere che “lo sforzo è quello di accertare se eventuali tracce di una possibile esplosione o altre attività possano essere identificati”, inoltre ha chiesto all’esercito israeliano “di fornirci dettagli” sulla presunta esplosione denunciata.

Nel frattempo, la Turchia ha deciso di ritirare 280 caschi blu dall’Unifil. Lo ha riferito un portavoce della missione, Andrea Tenenti, sottolineando come la decisione non sia conseguenza del rapimento avvenuto ieri a Beirut di due piloti della Turkish Airlines.

Redazione online