In Egitto è ormai guerra civile, manifestanti pro Morsi invadono le piazze

Manifestazioni pro Morsi (AFP/Getty Images)

Non accenna ad attenuarsi la tensione in Egitto, dove il clima è da guerra civile e nelle scorse ore i fedelissimi dell’ex presidente Mohamed Morsi e i simpatizzanti dei Fratelli Musulmani hanno sfidato ancora una volta il coprifuoco imposto dall’esercito, dandosi appuntamento nelle piazze in quello che hanno proclamato come “giorno della rabbia”.

Ovunque, la polizia e l’esercito sono intervenuti sparando contro la popolazione civile e facendo decine di morti. Al momento, si ha notizia di almeno dieci vittime a Ismailiya, a nordest del Cairo, secondo quanto riferisce il quotidiano egiziano al-Ahram. Altre otto vittime sarebbero state accertate a Damietta. Imprecisato il computo dei feriti, che sarebbero decine anche tra le forze di polizia. Ad aggiungere ulteriore tensione, in questi minuti, il sabotaggio della diretta delle manifestazioni pro Morsi ai danni della televisione di informazione panaraba Al Jazeera.

Coinvolte nella guerra civile anche le chiese cristiane, tant’è che alla Radio Vaticana padre Rafic Greiche, portavoce dei vescovi cattolici egiziani, ha sostenuto: “Ieri notte ci sono state molte manifestazioni dei Fratelli musulmani; c’è stata violenza non solo nelle chiese ma anche nelle istituzioni: sono state incendiate anche stazioni di polizia. Quaranta chiese, di cui 10 cattoliche e 30 tra ortodosse, protestanti e greco-ortodosse, sono state razziate o date alle fiamme se non addirittura totalmente rase al suolo”.

Dal fronte dei Fratelli Musulmani, nel frattempo, arrivano dure accuse agli Stati Uniti; ha spiegato Ahmed Aref all’agenzia di stampa Anadolu: “Gli Stati Uniti sono stati coinvolti nell’organizzazione del golpe militare, che è stato condotto con il sostegno Usa. Gli egiziani sono in grado di mettere fine al colpo di stato militare da soli, con le loro manifestazioni pacifiche e consegnando alla giustizia coloro che hanno commesso più di dieci massacri contro di loro”. Da parte loro, François Hollande e Angela Merkel hanno lanciato un appello per un incontro tra i ministri degli Esteri dell’Unione Europea entro la prossima settimana, chiedendo inoltre lo stop immediato alle violenze.

Intanto, sul suo blog, il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, è intervenuto, sostenendo: “L’Occidente, Stati Uniti in particolare, si sono voltati subito da un’altra parte. La loro. Morsi nominato primo ministro in regolari elezioni è stato deposto dopo manifestazioni di piazza nell’indifferenza generale. Con questo metro di giudizio in Europa avrebbero dovuto dimettersi parecchi governi. I militari hanno preso il posto di Morsi senza nuove elezioni. Nessuno ha battuto ciglio. Ora è il tempo delle stragi, l’assassinio da parte dell’esercito di centinaia (forse migliaia) di civili che vogliono ripristinare la democrazia. Ma, ancora una volta, l’Occidente tace”.

Secondo Grillo, “ha ordinato la strage va processato da organismi internazionali come è avvenuto in Serbia. Il governo dei militari va disconosciuto senza alcun distinguo. Nuove elezioni vanno indette al più presto. Per l’Occidente la democrazia è un concetto relativo, che si applica caso per caso, quando gli conviene. Per i militari egiziani non si applica”. In conclusione, una frecciata al governo italiano: “La polveriera Egitto rischia di travolgere ogni equilibrio in Medio Oriente e in tutto il Mediterraneo mentre l’Italia fa da comparsa. Il ruolo che le riesce meglio”.

Redazione online