La crisi morde ancora: aumenta il numero di fallimenti aziendali

Operaie al lavoro in una fabbrica (GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

Da più parti i politici italiani stanno inviando messaggi di ripresa ai cittadini, sostenendo che il lavoro di sacrificio fatto in questi anni porterà nel futuro prossimo alla fine della recessione. I dati che arrivano da ricerche e sondaggi condotte in seno all’economia e alla società italiane parlano invece di un sistema ancora in fortissima crisi e raccontano di un paese in cui attività industriali e commercio faticano molto per rimanere sul mercato.

Non ultimo in questo senso è il report elaborato dalla Camera di Commercio di Moza e Brianza che ha raccolto informazioni sullo stato di salute delle aziende italiane. E’ emerso che in tutto nella penisola sono in corso 126mila procedure per dichiarare il fallimento d’impresa e, tra queste, 6.500 sarebbero state avviate nel corso dei primi mesi del 2013. Il dato relativo ai fallimenti è quindi in aumento in termini percentuali di 5,9 punti.

Altro fattore preoccupante è quello relativo alla chiusura di attività imprenditoriali storiche. Aziende longeve e importanti per il mercato del made in Italy stanno abbassando la saracinesca a causa della crisi economica: tra 2008 e 2012 sono circa 9.000 le imprese storiche (quelle che vantano più di 50 anni di lavoro) che hanno dismesso la propria attività produttiva.

Ecco quindi che in corrispondenza del 2013 ci si trova di fronte a un rapporto 1 a 4 per quanto riguarda i fallimenti di aziende longeve, mentre nel 2008 il dato si attestava su un’equazione 1 a 5.

Toscana, Calabria e Trentino Alto Adige sono le tre regioni in cui il fenomeno si è manifestato con maggiore virulenza.

 

Redazione online