Armi chimiche in Siria. La Russia respinge le prove degli USA: “Non sono concrete”

Sergej Lavrov, Ministro degli Esteri russo (Getty Images)

E’ arrivata oggi, tempestiva, la risposta al discorso di John Kerry sulla questione dell’uso di armi chimiche in Siria da parte del ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. Il Segretario di Stato americano aveva comunicato ieri che gli USA erano entrati in possesso di nuove e calzanti prove che testerebbero l’impiego di gas serin da parte delle autorità del regime di Damasco; tali prove sarebbero compioni di sangue e di capelli che, se analizzati in laboratorio, recherebbero chiare tracce dell’arma chimica.

Secondo Lavrov, quanto riportato dal governo di Washington non sarebbe ancora credibile e non è sufficiente per dimostrare la colpevolezza del regime di Bashar al Assad. “Fa strano, dato che di recente abbiamo discusso la situazione, sentire il mio collega, il Segretario di Stato John Kerry dire che sul versante americano si è trovata la prova inconfutabile per la Russia che la dittatura siriana ha usato armi chimiche e poi accusare la Russia di rifiutare di riconoscere il fatto”, ha detto il ministro russo.

“Ci sono state fatte vedere prove che non avevano nulla di concreto: né indicazioni geografiche, né nomi, né prove del fatto che i campioni siano stati presi da professionisti – ha continuato Lavrov – Né hanno commentato il fatto che molti esperti hanno seri dubbi in merito agli spezzoni video che attualmente circolano sul web”.

Il politico del Cremlino ha poi attaccato, ancora una volta, la segretezza con cui gli Stati Uniti stanno trattando le prove e le informazioni in loro possesso: “Se veramente si trattasse di informazioni top secret, il velo dovrebbe essere tolto. E’ questione di guerra o di pace e continuare questo gioco di segretezza è semplicemente inappropriato”.

 

Redazione online