Siria: dopo Papa Francesco, nuovi appelli alla pace della Chiesa Cattolica

Mons. Mario Zenari (SENA VIDANAGAMA/AFP/Getty Images)

Dopo le parole di Papa Francesco, che ieri durante l’Angelus aveva lanciato un appello per la pace in Medioriente, dove è alta la tensione per la questione siriana, e stamattina ha sintetizzato in un tweet con scritto “Mai più la guerra!” il suo messaggio, altri esponenti della Chiesa Cattolica si sono associati al Pontefice.

Il segretario del Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace”, mons. Mario Toso, in un’intervista a ‘Radio Vaticana’, ha ribadito: “Il Pontefice si fa interprete del grido che sale da ogni parte, dal cuore di ognuno, dall’unica grande famiglia che è l’umanità. Si tratta di un sussulto universale della coscienza della gente, dei popoli. Le società civili e le loro organizzazioni sollecitano i loro rappresentanti per un verso a lasciare definitivamente da parte il conflitto armato e per un altro verso a lavorare, con convinzione ed intensamente, per la pace”.

Ha sottolineato ancora mons. Toso: “La guerra chiama guerra anche perché intrappola i popoli in una spirale mortale: porta in sé una visione distorta del potere inteso come sopraffazione e dominio e, inoltre, accentua il pregiudizio che tutti cercano di distruggere gli altri. Su tali presupposti l’’altro’ rimane sempre un antagonista, un nemico da sconfiggere, non sarà mai un fratello. La guerra non finisce mai e le ragioni della giustizia sono disattese”.

Delle parole del Papa ha parlato anche mons. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria: “E’ un appello molto forte che è caduto in queste giornate in cui tutto il mondo vive con il fiato sospeso e l’iniziativa è altrettanto opportuna e molto bella, sarà senz’altro apprezzata anche dall’ambiente maggioritario musulmano, perché sappiamo quanto apprezzino la preghiera e il digiuno. E io direi che questo discorso va letto e interpretato dall’inizio alla fine”.

Ha concluso mons. Zenari che “la pace è un dono di Dio per l’umanità intera; è un dono per tutti. Quindi, tutti partecipiamo o tutti soffriamo della mancanza di questo dono e per questo siamo tutti interessati. E’ qualcosa che abbiamo in comune e quindi tutti siamo chiamati in questo momento così critico, così delicato ad unire, al di là di qualsiasi credenza, la nostra partecipazione a questo dono che viene dal Cielo, ma che è lasciato anche a noi, alla nostra responsabilità di mantenerlo e di proteggerlo”.

Redazione online