Siria: la condanna di 11 paesi all’uso di armi chimiche. Si unisce anche la Germania

Esercito siriano nei pressi di Damasco (SAM SKAINE/AFP/Getty Images)

Anche la Germania della cancelliera Merkel ha firmato il documento sottoscritto ieri da 11 Paesi, a margine del G20 di San Pietroburgo, in cui si “condanna in modo categorico l’attacco con armi chimiche avvenuto a Damasco il 21 agosto e di cui il regime di Assad viene ritenuto responsabile”. Il documento, voluto dagli Stati Uniti, contiene un appello per una “forte” risposta internazionale all’uso di armi chimiche da parte del presidente siriano Basahar al Assad. L’appello tuttavia non comporterebbe il via libera al contrastato intervento militare in Siria, tanto che il G20 si è spaccato tra paesi favorevoli all’uso della forza e paesi che invece insistono sulla mediazione politica, tra cui l’Italia. Pertanto, i firmatari del documento avrebbero espresso solamente il loro appoggio agli Stati Uniti per gli “sforzi” volti a “rafforzare la proibizione dell’uso di armi chimiche”.

I Paesi firmatari sono, oltre ovviamente agli Stati Uniti: Arabia Saudita, Australia, Canada, Corea del Sud, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Turchia. Dalla lista spiccava l’assenza della Germania, che oggi si è unita all’appello, dopo attenta valutazione tra la cancelliera Angela Merkel e il suo Ministro degli Estri Guido Westerwelle. “Merkel e io stesso abbiamo deciso di sostenere il documento del G20” ha spiegato Westerwelle. Scelta che è stata approvata subito dal premier italiano Enrico Letta: “Molto bene che anche la Germania abbia oggi deciso di firmare il documento contro l’uso delle armi chimiche messo a punto ieri a S.Pietroburgo”, ha scritto Letta su Twitter.

“L’uso di armi chimiche, regolato da norme durature e universali”, si legge nel documento, diminuisce la sicurezza delle persone “ovunque”. Se non contrastato, “aumenta il rischio di un ulteriore utilizzo di queste armi e della [loro] proliferazione”. I Paesi firmatari chiedono inoltre all’Onu che vengano presentati “il prima possibile” i risultati delle indagini condotte dai suoi ispettori in Siria e che il Consiglio di sicurezza “agisca di conseguenza”.

Redazione