Valentina Carnelutti si racconta a 360°: da “La meglio gioventù” ad un mondo di…emozioni

INTERVISTA ESCLUSIVA A VALENTINA CARNELUTTI –  L’idea di intervistare Valentina Carnelutti mi era venuta tanto tempo fa. Chi ha visto “La meglio gioventù”, non può dimenticare il personaggio di Francesca Carati, donna con un grande coraggio, che ha dovuto fare scelte importanti nel suo cammino di vita.

Valentina non ha lavorato solo con Marco Tullio Giordana, ma anche con i più importanti registi italiani. Un curriculum importante, soprattutto grazie alla sua ecletticità: attrice, sceneggiattrice e doppiatrice. Abbiamo deciso di sentirla, per farci raccontare tutta la sua carriera in questa lunga e piacevole intervista:

 

Cara Valentina. Lieto di ospitarti su Direttanews. Grazie di aver accettato il nostro invito. Ripercorriamo per un momento le tappe della tua carriera

Grazie a voi

 

Sei passata alla ribalta del cinema italiano con “La meglio gioventù”. Un film importante che ha riscosso un grande successo anche in ambito internazionale. Come hai vissuto questa esperienza?  Che ricordi hai?

Quando la mia agente mi ha chiamato per propormi l’incontro con Marco Tullio Giordana, il primo istinto è stato quello di non andarci: protagonista, quattro episodi per la televisione, Giordana… ero fuori Roma, disorganizzata e temevo di investire energie e rimanerci male qualora non fossi stata scelta. Avevo fatto diversi incontri importanti prima senza ottenere la possibilità di fare un provino, di andare oltre quella chiacchierata difficile con il direttore di casting che ti fa domande alle quali ti senti impreparato a rispondere.

Prima di allora avevo già lavorato, in teatro soprattutto ma anche al cinema, però quando le persone guardavano il mio curriculum avevo l’impressione che stessero leggendo un testo in giapponese arcaico.

Invece ci sono andata, sono arrivata all’incontro con marco tullio e Barbara Melega (suo aiuto e regista del mio primo cortometraggio ‘marta singapore’). Sono arrivata di corsa tutta sgarrupata, dopo un’ora di nave e quattro ore di treno, motorino, sudore, caldo estivo. Marco Tullio mi ha chiesto di raccontare, di raccontarmi e l’ho fatto. il viaggio, le figlie, la complicatezza nel conciliare i sogni con le esigenze, la danza, il diario, le traduzioni che facevo quando non guadagnavo abbastanza, l’entusiasmo, gli studi. Ho parlato a lungo ma soprattutto sono stata franca. Sincera.

Qualche settimana dopo ho saputo che Giordana mi aveva scelta per un provino, e il provino è stato una formalità. Qualche mese dopo abbiamo cominciato a lavorare: prima qualche giorno di prove, poi sei mesi di riprese.

All’incontro avevo portato me stessa e a partire da quella che ero abbiamo costruito il personaggio di Francesca. Mi piace pensare che ci siano registi e produttori che non si aspettano di trovare il personaggio pronto al primo incontro, ma che abbiano voglia di collaborare alla meraviglia che è il lavoro di un attore, quello appunto di costruire una nuova identità, artigianalmente. Che sappiano riconoscere un nocciolo a partire dal quale l’invenzione è possibile.

E’ quel nocciolo che coltivo, e che – anche grazie alla Meglio Gioventù – posso continuare a portare come elemento primo e indispensabile, con la certezza che è la collaborazione tra regista autore/testo attore, ciascuno con i propri strumenti, a costruire un personaggio nell’economia di un racconto. che il mio mestiere senza gli altri due si vuota di senso.

…Forse volevi altri tipi di ‘ricordi’… più semplici… ma voglio approfittare di questa occasione per una riflessione che mi sta molto a cuore. Ha a che fare con la sensazione che si chieda agli attori di coincidere con quello che ‘la produzione’ sta cercando, senza invece chiedere loro di praticare quello per cui sono attori: il lavoro, la costruzione, il modularsi, il rischio di diventare altro da sé. Privando loro e gli eventuali spettatori del gusto di vedere qualcosa di nuovo, il superamento di un limite, l’azzardo, la sorpresa. La mescolanza di un carattere e un altro. Privando certe storie della ricchezza che viene dall’esperienza individuale elaborata…

C’era mia figlia, aveva otto anni e ha interpretato me da piccola nella scena in cui i genitori litigano…

C’era un gruppo di lavoro generoso e felice. C’era Sonia che suonava il piano a Firenze allagata, meravigliosa. C’erano Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Adriana Asti, Maya Sansa e  Jasmine Trinca… un regalo.

Marco Tullio Giordana in La meglio gioventù, Giovanni Veronesi ne Il mio West, Antonello Grimaldi in Caos calmo e Paolo Virzì in Tutta la vita davanti:  ti sei trovata a lavorare con “mostri sacri” del cinema italiano.  Chi ha tra questi ha tirato fuori il meglio di te come attrice? E cosa hai imparato da loro?

Credo di aver lavorato con ciascuno in modo diverso e ciascuno mi ha regalato qualcosa di cui ho fatto tesoro per le esperienze successive. Mostri che diventano ‘sacri’ per me! Penso a Enrico Pau con cui ho girato “Jimmy della Collina” che mi ha regalato la possibilità di accostarmi in maniera viscerale alla realtà della collina di Don Ettore Cannavera, a Vittorio Moroni che mi ha scelta per interpretare la ‘Valentina’ di “Tu devi essere il lupo” permettendomi per la prima volta nella mia vita di costruire un personaggio che fosse protagonista della storia dall’inizio alla fine, con la gioia che ne consegue in termini di ricchezza e possibilità. Penso sì a Virzì che ha rischiato infilandomi nei panni di Mariachiara apparentemente così lontani dai miei! Ad Angelopoulos che per due giorni di piano sequenza ha offerto al mio sguardo la magia con cui costruiva la sua visione. Penso a Ridley Scott (e alla cara Shaila Rubin!) che mi ha concesso un secondo provino per imbruttirmi al punto da diventare la zingara credibile che cercava e a citto maselli con il quale per settimane ho potuto sperimentare il cinema ‘come si faceva una volta’… e sì, Veronesi che dopo “Il mio west” mi ha fatto cantare a squarciagola per le vie di Barcellona regalandomi una comicità che per lui è naturale. E Angelo, Orlando, con cui non smetto di lavorare per lo sguardo ingenuo con cui instancabilmente riesce a spostarmi dal lato più ovvio delle cose, a portarmi in un altrove ancora da scoprire (nella scrittura, al cinema, a teatro). Credo che ‘il meglio’ venga fuori quando si ha coraggio di confrontarsi, darsi dei compiti e portarli avanti insieme, ciascuno nel proprio ruolo, senza temere di sbagliare nel cercare di toccare corde che in un primo momento possono sembrare stonate, accordandole via via fino a trovare suoni nuovi.

 

Qual è il film che hai interpretato a cui ti senti più legata sino ad oggi?

Ogni film si lega indissolubilmente al tempo che sto vivendo mentre ci lavoro, è il mio modo di lavorare. c’è sempre una parte di me pronta a catturare qualcosa della vita per portarla al personaggio che sto studiando o interpretando, e c’è sempre qualcosa del personaggio (anche il più cattivo o difficile o infame) di cui tengo qualcosa per la vita a venire: uno sguardo, una consapevolezza, la vicinanza con un mondo prima ignorato, un mio difetto da correggere, la conquista di una forza…  Dunque il legame è con la mia storia e fatico a sceglierne uno, ché ciascuno ha contribuito a fare di me quella che sono. poi c’è lo sguardo da spettatrice, allora sono severa, ci sono diversi film che ho fatto, con dedizione affetto entusiasmo, che non Mi sono piaciuti. Ma il legame resta, indipendente dal risultato. Ci sono diversi film che ho fatto che non ho neppure visto, per me conta di più il momento del lavoro, della preparazione, della pratica, è lì che si forma il legame ed è continuo, inanella la vita alla vita.

Con chi invece ti piacerebbe lavorare?

Mi piacerebbe lavorare con persone che stimino il lavoro quanto lo stimo io, con persone rigorose e capaci di scegliere secondo la propria morale, senza pregiudizi, indipendentemente da ciò che il mercato impone. Con persone che sentano l’urgenza di raccontare quello che raccontano e non soltanto la necessità di lavorare emergere impiegare il tempo. Che non temano il rischio, Che possano permettersi di sbagliare per portare avanti il senso della loro ricerca. Che sappiano godere del gioco (play, spiele, jeu… solo in italiano si dice ‘recitare’?)

 

Hai studiato teatro, danza classica e contemporanea. Hai lavorato per il cinema in televisione e in radio. Una formazione molto importante. Stai ancora studiando? 

Sì. Sempre

 

Ti vedremo mai stabilmente dietro a una cinepresa? Quali sono i tuoi progetti futuri? 

Stabilmente? Ho girato un documentario come regista l’inverno scorso (Melkam zena – buone notizie, un film in cui racconto il lavoro della ONG ActionAid in Etiopia e lo spaesamento di chi vi arriva da fuori) e sto terminando di raccogliere finanziamenti per girare un cortometraggio la prossima primavera. due lavori che hanno a che fare con la mia urgenza di raccontare queste storie. Ma stabile… al momento mi pare una parola inadatta a descrivere questa vita, è stabile soltanto il desiderio di vivere nella verità, smascherata, e di raccontare con verità, che sia da interprete da regista da autrice.

 

Che momento sta vivendo secondo te il cinema italiano?

Dovremmo fare un’intervista intera anche solo per cominciare a parlarne! Mi dispiace che sia così connesso con la situazione politico economica e paradossalmente ‘sconnesso’ nel senso di impedito a parlarne, salvo rare eccezioni.

Mi dispiace che ci siano autori eccellenti che troppo poche persone conoscono, e giovani talenti che avrebbero bisogno di praticare il lavoro per raffinare le loro capacità e invece faticano per mantenere viva la loro identità ancora fragile e non finire schiacciati da meccanismi di potere  difficili da controllare.

Mi dispiace che i film belli restino in sala poche settimane quando non soltanto pochi giorni, che tanti attori bravi non abbiano accesso alle produzioni più solide perché non fanno punteggio (e i punti si guadagnano facendo film che vengono premiati ed è un circolo vizioso nel quale si entra per miracolo fortuna o caso, troppo di rado per rigore e capacità riconosciute).

Mi dispiace che le coproduzioni con l’estero siano sempre più rare, che non ci sia per i lavoratori dello spettacolo un sussidio di disoccupazione come in altri paesi europei visto che l’intermittenza lavorativa è parte integrante della nostra attività.

Mi dispiace che si parli di ‘rinascita’ del cinema italiano quando una commedia fa soldi al botteghino e non si tenga conto di tante ‘nascite’ / film che come neonati appunto avrebbero bisogno di nutrimento calore e affetto per crescere decentemente (ci sono opere che vengono letteralmente abbandonate il giorno dell’uscita in sala e vanno ad alimentare l’idea che il pubblico non voglia questo o quello… Mentre il pubblico non è neanche al corrente della loro esistenza!). si considerano degni di critica e dibattito i film che incassano o quelli di registi più conosciuti e si lasciano ‘morire’ film magari meno solidi da un punto di vista produttivo e distributivo ma pur sempre capaci di parlare, di narrare il nostro paese, di offrire nuove visioni.

Mi dispiace che la televisione parli poco di cinema (…fatta eccezione per marzullo!) Mentre sempre di più ne sostituisce inadeguatamente la funzione.

Mi dispiace sentire in certi film (e prima ancora nelle conversazioni con molti autori e registi) l’effetto dell’autocensura: di questo non posso parlare altrimenti chi me lo produce… Dev’essere una commedia altrimenti non trovo i soldi… ci vogliono i nomi altrimenti il film non esce… mentre nessuno poi trattiene l’entusiasmo di fronte a film stranieri intelligenti coraggiosi con attori sconosciuti e facce insolite, capaci di raccogliere ampi consensi per la qualità, per aver privilegiato il senso.

Ci sono anche i mi piace; mi piace ma credo si debbano avere la lucidità e il coraggio di mettere sul tavolo le difficoltà per provare a riunirsi e fare dei passi in avanti all’insegna di una consapevolezza che veda i lavoratori dello spettacolo riuniti con il comune obbiettivo di sostenere un’arte che anche nel nostro paese ha ancora un forte bacino di proposte e un’altissima qualità.

 

Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero?

Faccio un mestiere che mi permette di considerare ‘libero’ il tempo in cui lavoro! E’ un lusso.

Grazie Valentina per la tua disponibilità e per il cuore che hai messo nel rispondere alle domande.

 

 

Grazie a te Michele e a presto

 

Michele D’Agostino per Direttanews