Esposizione contro il femminicidio (getty images)

E’ iniziato il 23 settembre l’iter parlamentare per il discusso Decreto Legge elaborato dal governo Letta in materia di femminicidio. Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri sarà esaminato in sede di Camera e di Senato e si esporrà agli emendamenti dei gruppi parlamentari. Dopo il coro dissonante di elogi e di aspre critiche rivolto da associazioni e cittadini al DL, ci si chiede se l’organo legislativo recepirà le richieste di integrazione elaborate dalla società civile nel corso delle settimane successive alla pubblicazione della proposta.

Il DL Femminicidio, inserito in un ampio pacchetto di nuove normative sulla sicurezza, è stato attaccato su vari fronti con l’accusa di fungere da mero strumento di propaganda insufficiente a contrastare un fenomeno come quello della violenza di genere che è stato riconosciuto come endemico all’interno della società italiana. Voci femminili influenti del panorama culturale italiano come quella di Loredana Lipperini, Michela Murgia, Concita Di Gregorio, Enza Panebianco, hanno riscontrato delle falle nel testo, individuando elementi discriminatori e avversando il sistema di repressione nei confronti del movimento No Tav che nello stesso decreto sono inseriti.

Più blanda l’opposizione del “movimento” femminile Se non ora quando? che, in un intervento sul web datato 10 settembre ha affermato: “Riteniamo che il DL   abbia, quindi,  il merito di richiamare all’attenzione della politica e del paese tutto il problema della violenza e ci auguriamo possa fornire reali strumenti per  un’ applicazione più rigorosa della  la legge154/2001. Nondimeno nel DL sono contenuti alcuni elementi che ci preoccupano e che riteniamo presentino forti criticità: non c’è un impegno concreto ad investire in percorsi educativi e formazione; non si prevedono finanziamenti ai centri antiviolenza e alle reti di supporto alle donne; non si parla di centri di ascolto o percorsi formativi per gli uomini maltrattanti”.

La discussione è quindi ancora accesa e proprio sulla questione del finanziamento ai Centri Anti Violenza si è concentrato il giornalista Giacomo Russo Spena de L’Espresso con un’inchiesta specifica. Russo Spena ha constatato il grado di indigenza e di degrado che contraddistingue i CAV italiani, strutture fondamentali – perché tra le pochissime a disposizione – delle donne (italiane e migranti, in maniera indifferenziata) subiscono violenza mentre si trovano in territorio nazionale. Proprio per questi centri, il DL Femminicidio, per come è strutturato, non prevederebbe alcun sostentamento aggiuntivo.

Nicoletta Mandolini