Recessione: la categoria dei migranti è tra quelle che patisce maggiormente la crisi occupazionale

Migranti al lavoro nei campi (FRANCOIS XAVIER MARIT/AFP/Getty Images)

La crisi economica continua a pesare sul mercato del lavoro italiano e non si fermano le statistiche che rintracciano le perdite in ambito occupazionale interne al nostro paese. Secondo una ricerca condotta da CGIL in collaborazione con l’organizzazione trentina ISF-IRES, non sono però solamente i cittadini riconosciuti come italiani a soffrire le conseguenze della recessione: a sperimentare gli effetti negativi e le carenze lavorative sarebbero anche – e in maggior numero – i migranti.

Stando ai dati raccolti dagli esperti in dieci regioni italiane, un numero elevato corrispondente a 1,2 milioni di immigrati nella penisola patisce la crisi e fatica a trovare un impiego con il quale provvedere alla propria sussistenza. Il tasso di disoccupazione tra i cittadini stranieri presenti in Italia sarebbe cresciuto in corrispondenza con la recessione dal 12,1% del 2011, al 14,1% del 2012.

Vera Lamonica della CGIL ha commentato in questi termini i numeri emersi dalla ricerca: “Il lavoratori migranti stanno pagando in maniera non proporzionata la crisi: la maggior parte è inoccupata, sottopagata, sfruttata, e ancora più migranti sono pagati sottobanco”.

Rispondendo alla domanda “Considerata la situazione attuale, crede che sarà costretto a migrare nuovamente?” sottoposta ai partecipanti al sondaggio dai ricercatori, i migranti hanno risposto per il 45,6% con un’affermazione. Aumentano quindi le esigenze di adoperarsi per abbandonare l’Italia anche per gli stranieri che, per necessità o per scelta, hanno eletto l’Italia a propria patria d’adozione.

Redazione online