Legge clandestini, Bossi: “Vada a quel paese chi la critica”

Umberto Bossi (Foto: GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Il presidente della Lega Nord, Umberto Bossi è intervenuto ieri sera alla trasmissione “Virus” su Raidue condotta dal giornalista Nicola Porro e non ha deluso le aspettative con le sue dichiarazioni in merito alla polemica sulla legge Bossi-Fine duramente criticata in questi giorni all’indomani del naufragio di Lampedusa.

Alla domanda su che cosa pensasse della proposta avanzata dal ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge di modificare la legge Bossi- Fini, il senatur non smentisce i toni della discussione iniziando la sua risposta con “Che Kyenge e tutti gli altri vadano a quel paese”.

Bossi ha poi spiegato che secondo lui “la legge Bossi Fini è l’unica barriera contro questa invasione di clandestini” sottolineando che “insistere sull’accoglienza è solo retorica per avere più voti. E’ inutile fare finta di essere bravi e aprire la porta a tutti. Non siamo l’America e nemmeno loro lo possono fare. Non abbiamo la possibilità di aiutarli”.

“Quasi nessuno degli immigrati che vengono da noi ha un lavoro, l’Italia non può essere la portaerei per tutti i clandestini del mondo. La Legge Bossi-Fini lo diceva chiaro, potete venire solo se avete un lavoro”, ribadisce Bossi che però smorza i toni quando spiega che è “sbagliato far entrare nel nostro paese i clandestini con l’obiettivo di ottenere qualche voto in più. Non devono accadere tragedie e un politico deve avere anche la testa. E’ inutile dire venite tutti che siamo bravi!”

Il ministro ieri aveva dichiarato di sentirsi “paralizzata” dalla tragedia avvenuta a Lampedusa affermando che “il dolore deve trasformarsi in azione. Basta vittime. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso: bisogna rivedere tutte le nostre norme sull’immigrazione”.
E questo, “a partire dalla Bossi-Fini, coinvolgendo tutti i ministeri interessati”, ha affermato la Kyenge aggiungendo inoltre che serve “una legge sui richiedenti asilo”.

Redazione

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