via dei Georgofili, Firenze (screen shot youtube)

La Corte d’Assise d’appello di Firenze ha confermato l’ergastolo inflitto in primo grado al boss Francesco Tagliavia accusato di aver messo a disposizione il gruppo di fuoco per gli attentati mafiosi del 1993/1994 a Roma, Firenze e Milano.
“Una lezione a chi vuol togliere l’ergastolo e il 41 bis, così come per chi parla di amnistia e indulto”, ha commentato la presidente dell’associazione fra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli.

A differenza dei giudici di primo grado, in appello Tagliavia è stato assolto, così come fu per il boss Salvatore Riina, per il solo fallito attentato al pentito Totuccio Contorno, nell’aprile del 1994.

La procura di Firenze, nel 2010, ha ritenuto di aver acquisito nuove prove sul suo coinvolgimento nella stagione delle stragi. All’epoca, Tagliavia era già all’ergastolo, dal 22 maggio ’93, per una serie di omicidi e per via D’Amelio.

Le accuse dei magistrati toscani hanno preso le mosse dalle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza che aveva indicato Tagliavia fra i presenti alla riunione di Santa Flavia (Palermo).
Una riunione che si tenne fra l’attentato a Costanzo e quello di Firenze e durante la quale, venne organizzato l’attentato ai Georgofili.

Per l’accusa sono state determinanti le dichiarazioni Spatuzza: “E’ stata confermata l’attendibilità di Spatuzza”, ha commentato il sostituto pg Giuseppe Nicolosi. Per Luca Cianferoni, difensore di Tagliavia, è una sentenza contraddittoria, “una vicenda, oltre che tragica, anche politica. E questa è la vera sfortuna del nostro assistito”, ha spiegato Cianferoni.

Come ricorda Giampaolo Grassi dell’Ansa, Spatuzza è lo stesso collaboratore che ha tirato in ballo Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri, raccontando ai magistrati che i loro nomi erano stati fatti da Giuseppe Graviano che, nel gennaio 1994, aveva accennato che si si stava per creare una nuova “sponda” politica.

“Spatuzza che non ha motivo di arricchire di fantasie il portato di un certo colloquio, è certamente credibile anche su quel punto”, ha commentato il sostituto pg, Alessandro Crini durante la requisitoria.

Il tema dei concorrenti esterni e del movente delle stragi è stato al centro del processo di primo grado, quando in aula vennero chiamati come testimoni anche gli ex ministri Nicola Mancino e Giovanni Conso, poi coinvolti nel procedimento palermitano sulla trattativa Stato-mafia.

La procura di Firenze non crede che la trattativa si sia compiuta e che ci sia stato un cedimento dello Stato sul carcere duro ai boss, il 41 bis.

Il tema è stato comunque affrontato dai giudici di Firenze nella sentenza di primo grado a carico di Tagliavia: “Una trattativa indubbiamente vi fu e venne, quantomeno inizialmente, impostata su un do ut des (“io do affinché tu dia”, ndr). L’iniziava fu assunta da rappresentanti delle istituzioni e non dagli uomini di mafia”.

“Anche se non è dimostrato in modo inoppugnabile”, proseguono i giudici parlando delle revoche del 41 bis, nel 1993, “avessero una correlazione con la trattativa, è possibile che siano state interpretate come un ulteriore segnale di cedevolezza”.

In merito alla politica, i giudici hanno spiegato che “le gravi affermazioni” su Dell’Utri e Berlusconi “non hanno ricevuto una verifica giudiziaria, neppure interlocutoria”.

Infine, come spiega Grassi dell’Ansa, adesso, i giudici d’appello dovranno fornire nelle loro motivazioni la ricostruzione della stagione delle stragi, tra cui trattativa e concorrenti esterni compresi.

Redazione