Letta a Longarone: “Il Vajont non fu una fatalità”

La diga del Vajont oggi (Marco Secchi/Getty Images)

Le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in occasione del 50esimo anniversario della tragedia del Vajont, ha sottolineato come “quell’evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità”, sono nuovamente risuonate oggi a Longarone, il paese più colpito da quell’evento in termini di perdite di vite umane, per bocca del presidente del Consiglio Enrico Letta, giunto stamani in visita.

Ha aggiunto il premier che “il nostro territorio è fragile, di una fragilità che nel tempo è peggiorata. I tagli sono stati pesanti in questi anni e hanno avuto effetti non positivi. Il tema della messa in sicurezza del territorio è uno dei temi chiave per il nostro futuro”. Letta ha poi annunciato che nel prossimo CdM, previsto per martedì, proprio rispetto ai finanziamenti per gli enti locali sono previste importanti novità, perché “siamo tutti dalla stessa parte. Roma non è contro i sindaci”.

Scusandosi poi per l’assenza nel giorno della ricorrenza di quel drammatico evento, perché impegnato in una visita ufficiale a Lampedusa, Letta ha spiegato: “Sono tante le riflessioni che oggi vengono alla memoria. Se un premier oggi è qui è per definire questo giorno della memoria, ma anche per guardare al presente e al futuro. Il Vajont non è una cosa facile, non è una cosa semplice, ma è una faglia di contraddizione profonda in un Paese come il nostro, che è fragile, di montagna, con amministrazione pubbliche con tante difficoltà, ma anche di tanta generosità e buona volontà degli italiani”.

Ha concluso il premier Letta: “Dobbiamo cambiare la filosofia dell’emergenza. Non è possibile che nel nostro Paese ci siano emergenze in cui i cittadini siano di serie A e di serie B a seconda del peso politico dei territori. I nostri cittadini sono tutti di serie A”.

Redazione online