Legge di stabilità: Letta soddisfatto, Confindustria e sindacati no

Premier Enrico Letta e ministro delle finanze Fabrizio Saccomanni (Getty images)

Ieri sera il Consiglio dei Ministri ha approvato la legge di stabilità, che copre l’arco di un triennio, dal 2014 al 2016, per un importo complessivo di 27,3 miliardi di euro, di cui 11,6 nel 2014.

La manovra economica per la prima volta non prevede un aumento di tasse, ha annunciato con soddisfazione il Presidente del Consiglio Enrico Letta. Sono stati scongiurati anche i temuti tagli alla sanità, grazie al deciso intervento del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Insieme al Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, Letta ha annunciato che il tempo delle “mannaie”, cioè delle stangate fiscali sui cittadini, è finito e che grazie alla nuova manovra il prossimo anno il deficit scenderà al 2,5% e la pressione fiscale scenderà di un punto in tre anni arrivando al 43,3%.

La legge, che ora dovrà essere approvata dal Parlamento, prevede una riduzione del cuneo fiscale di 5,6 miliardi per le imprese e un taglio di 5 miliardi di tasse ai lavoratori. Tagli che saranno effettuati progressivamente nel corso dei tre anni coperti dalla legge. Nel 2014 lo sgravio sulle buste paga, concentrato sui redditi più bassi, sarà di un miliardo e mezzo di euro e le modalità saranno decise dal governo con il Parlamento e le parti sociali. Per le imprese, invece, ci sarà una riduzione dell’Irap per la parte relativa al costo del lavoro, con 400 milioni di sgravio nel 2014, e un taglio da un miliardo dei contributi sociali. Verrà potenziato l’Ace, l’aiuto alla capitalizzazione delle imprese, la cui aliquota salirà dal 3% al 4,5% nel 2014 e al 6% nel 2015. Sono previsti 11,2 miliardi nel triennio per azioni sociali, progetti di investimento, impegni internazionali, infine 1,5 miliardi per investimenti a livello locale e la restituzione di debiti commerciali di parte capitale. Nel 2014 vengono confermate le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e gli arredi (ecobonus) per l’importo di un miliardo.

E’ saltato l’aumento dell’aliquota fiscale sulle rendite finanziarie, dal 20 al 22%. Aumenta invece l’imposta di bollo sulla gestione titoli, che dovrebbe portare nella casse dello Stato 900 milioni di euro. Viene introdotta una nuova stretta sulle compensazioni delle imposte indirette, che varrebbe 450 milioni di euro. Infine si prevedono ulteriori riduzioni delle agevolazioni fiscali per famiglie e imprese: entro gennaio 2014 dovranno essere definiti almeno 500 milioni di tagli permanenti alle agevolazioni fiscali

Dal 2014 partirà la Trise, nuovo nome della “service tax”, che assorbirà Imu, Tares e Tarsu, ma non il tributo provinciale ambientale. La nuova tassa si suddividerà in due parti: la Tasi, cioè la quota sui servizi indivisibili, che vale l’1 per mille della base imponibile Imu o 1 euro a metro quadro a scelta dei comuni, e la Tari, la quota rifiuti urbani, che dovrà coprire i costi del servizio. La atri verrà pagata dai proprietari degli immobili, mentre per la Tasi i Comuni potranno chiedere il pagamento fino al 30% dell’imposta anche agli inquilini.

Ai Comuni, in deroga al patto di stabilità interno, verrà trasferito un miliardo di euro, invece dei due miliardi inizialmente previsti. Il miliardo mancante però potrebbe pesare sui cittadini attraverso un aumento delle aliquote delle imposte locali, su tutte la Trise.

Viene reintrodotta l’Irpef sui redditi fondiari dei terreni e fabbricati non locati, in misura del 50%. Le imprese potranno dedurre il 50% dell’Imu pagata sugli immobili strumentali dalle imposte sui redditi.

Tagli ai costi dello Stato vengono effettuati con una nuova stretta sul pubblico impiego. I contratti del settore rimarranno bloccati oltre il 2014, viene introdotto un tetto all’indennità di vacanza contrattuale e prolungato lo stop al turn over. Vengono inoltre tagliati gli straordinari dei dipendenti pubblici in misura del 10%, eccetto per militari, forze di polizia e vigili del fuoco, per cui il taglio sarà al 5%. Un tetto alla retribuzione a 300 mila euro lordi l’anno viene poi esteso a “chiunque” riceva retribuzioni o emolumenti dal settore pubblico.

Confermato il blocco delle pensioni sopra i 3.000 euro lordi al mese, che non saranno rivalutate nei prossimi tre anni. Per quanto riguarda le altre pensioni, quelle fino a 1.500 euro lordi verranno rivalutate del 100%, quelle fino a 2.000 euro del 90%, quelle fino a 2.500 euro del 75%, infine quelle comprese tra i 2.500 e i 3.000 euro saranno rivalutate del 50%.

Tra le altre risorse reperite dallo Stato, un miliardo arriverà dal taglio alle spese delle Regioni, mentre 500 milioni all’anno arriveranno dalla vendita degli immobili pubblici.

Confindustria e sindacati non sono però soddisfatti. Avrebbero preferito infatti un taglio alla spesa improduttiva, “ai rami secchi”, come ha dichiarato il leader della Cisl Raffaele Bonanni. La legge di stabilità “non convince” e “manca un chiaro segnale di equità e una chiara indicazione sulla redistribuzione dei redditi”, ha dichiarato la Cgil in una nota. Angeletti della Uil minaccia invece lo sciopero contro le misure della legge di stabilità che bloccano i contratti e il turn over nel pubblico impiego e tagliano gli straordinari per i dipendenti pubblici. “Il problema dell’Italia è la scarsa crescita, non il debito. E a me sembra che l’unica preoccupazione di questa legge di stabilità sia stata di stabilizzare la tenuta del governo, non l’economia. A pagare non possono essere sempre i soliti”, ha detto Angeletti a “L’Economia Prima di Tutto” su Radio1 Rai, lamentando anche una “finta” riduzione del cuneo fiscale. L’associazione degli industriali lamenta invece la mancanza di “segnali forti”, con Squinzi che ha dichiarato che “si poteva fare di più”. La legge di stabilità “non incide realmente sul costo del lavoro – ha spiegato Squinzi -, cosa che noi avevamo indicato come priorità assoluta”.

Redazione