Camera approva nuova legge diffamazione a mezzo stampa: abolito carcere per giornalisti

Montecitorio (Getty Images)

È stato approvato l’articolo 1 della proposta di legge che riforma la diffamazione a mezzo stampa. Tra le novità più rilevanti, l’abolizione del carcere per i giornalisti in caso di diffamazione.

L’aula della Camera ha approvato, in prima lettura, con 308 voti a favore, 117 contrari e 8 astenuti, lil nuovo ddl sulla diffamazione, presentata dai relatori della Commissione Enrico Costa (Pdl) e Walter Verini (Pd)
Adesso il provvedimento passa al vaglio del Senato.

Alla Camera sono stati bocciati gli emendamenti di Sel sul deterrente contro le cause temerarie e intimidatorie contro i giornalisti e quello del Movimento 5 Stelle che apriva alla possibilità per il giudice di fissare un risarcimento al giornalista pari alla metà del danno richiesto dal querelante, qualora l’azione legale si dimostrasse palesemente infondata e intimidatoria.

Nel frattempo, come riporta la Repubblica, il M5S ha chiesto in Aula la calendarizzazione della proposta di legge che prevede l’abolizione dell’ordine dei giornalisti.

NOVITÀ
Tra le novità introdotte con gli emendamenti del governo: le stesse pene della diffamazione anche per i giornalisti che rifiutino di pubblicare la rettifica e il riconoscimento della possibilità per il direttore di delegare le funzioni di controllo a uno o più giornalisti professionisti idonei a svolgere le funzioni di vigilanza. Se il delitto di diffamazione viene commesso su internet, la competenza sarà del giudice del luogo di residenza della persona offesa; l’obbligo di rettifica varrà anche per i siti online.

Stando a quanto riportano i media la modifica, contenuta all’articolo 1 comma 3, considera due tipi di multe a seconda della gravità del fatto: una multa da 5 mila a 10 mila euro nel caso in cui venga attribuito un fatto determinato. Se invece l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato falso la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità si applica la pena della multa da 20 mila a 60 mila euro.
Alla condanna si applica la pena accessoria dell’interdizione dalla professione del giornalista per un periodo da un mese a sei mesi.

COMMENTI
“Mettiamo fine ad un anacronismo, quello della carcerazione per i giornalisti, che riecheggia culture incompatibili con la democrazia costituzionale”, ha commentato Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto, nonché autore della prima proposta di legge di riforma della diffamazione. “Certo, si poteva fare di più si poteva porre l’istituzione di un Giurì d’onore per evitare la giurisdizionalizzazione dei contrasti tra giornalista e cittadino, così come sarebbe stato utile approfondire i temi relativi all’uso delle nuove tecnologie della comunicazione. Torneremo a porre il tema sul piano di una proposta organica. Oggi accontentiamoci di un passo”, ha poi aggiunto Pisicchio.

Il testo che era stato licenziato dalla commissione giustizia lo sorso 26 luglio è approdato in aula il 6 agosto per la discussione generale.

Redazione