Corruzione, pg della Cassazione contro legge Severino

Corte di Cassazione, Roma (Giorgio Cosulich/Getty Images)

Duro intervento da parte del procuratore generale di Cassazione, Vito D’Ambrosio, nel corso della sua requisitoria davanti alle Sezioni unite penali sul cosiddetto “spacchettamento” della concussione. Il magistrato, infatti, riferendosi alla legge Severino sulla corruzione varata nel novembre 2012 ha sostenuto: “Ha causato più problemi di quelli che voleva risolvere, perche’ il legislatore non ha costruito concetti chiari e nitidi”.

Queste le osservazione del pg D’Ambrosio: “E’ fasulla l’interpretazione secondo cui la concussione andava eliminata e le conseguenze di questo spacchettamento non sono di poco conto, soprattutto per quanto riguarda i termini di prescrizione. Non è possibile comprendere le ragioni profonde per cui, per combattere il fenomeno corruttivo, che costa all’Italia 60 miliardi l’anno, si è scelto di sdoppiare l’articolo del Codice Penale sulla concussione. Inoltre, è incomprensibile come si sia arrivati a decidere di incriminare il soggetto passivo: questo rende difficile l’esito delle indagini perché nessuno ha interesse a denunciare i fatti”.

Sulla questione ha replicato, a margine di un incontro al Senato, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri conversando con i giornalisti: “Sono convinta che il ministro Severino, tutto quello che ha fatto lo ha fatto con il massimo impegno e con la volontà di fare il meglio possibile. Ma è pur vero che quando si parla di leggi si può anche sbagliare qualche cosa. Non per niente c’è la Corte di Cassazione. L’ordinamento prevede questa possibilità di controllo all’interno del sistema. Noi ci inchiniamo davanti alla Cassazione, e davanti quello che decide ‘chapeau’. Non ci trovo niente di male. Fa parte delle regole del gioco, massimo rispetto per la Corte, è lì apposta e non mi sento mortificata”. Ha concluso il ministro: “Come tutte le cose si può fare meglio, si può fare peggio o non far per niente. Questa è stata fatta, quindi onore a chi l’ha fatta e se si poteva fare meglio si corregge, ma non c’è nulla di anomalo”.

In serata, è poi arrivata la pronuncia delle sezioni unite presiedute da Giorgio Santacroce: “La fattispecie di induzione indebita di cui all’articolo 319 quater Codice penale è caratterizzata da una condotta di pressione non irresistibile da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio, che lascia al destinatario della stessa un margine significativo di autodeterminazione e si coniuga con il perseguimento di un suo indebito vantaggio. Nella concussione di cui all’articolo 317 cp, invece si è in presenza di una condotta del pubblico ufficiale che limita radicalmente la libertà di autodeterminazione del destinatario”.

Redazione online