L’Aquila, adolescenti si prostituiscono “per una ricarica telefonica”

Baby prostitute (David McNew/Getty Images)

La settimana scorsa, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Rom hanno tratto in arresto cinque persone – tutte di nazionalità italiana – che vivono nel quartiere Parioli, uno dei simboli della Roma bene, accusate di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione minorile, per aver indotto due giovanissime a compiere atti sessuali con soggetti adulti in cambio di soldi e droga. Ieri, la procura di Roma ha reso noto che l’inchiesta si sta estendendo.

Oggi invece viene resa nota la denuncia di un medico che nel corso di un colloquio con il vescovo ausiliare dell’Aquila, Giovanni D’Ercole, avrebbe rivelato un giro di “baby prostitute, ragazzine anche sotto i 14 anni, che si vendono per una ricarica telefonica”. Il fenomeno, secondo l’alto prelato, è “legato alla crisi” e sarebbe già oggetto di attenzioni “delle autorità locali, anche se con discrezione”.

Ha sottolineato il vescovo a margine di una conferenza stampa: “Il fenomeno della prostituzione minorile di cui sono venuto a conoscenza grazie ad una confidenza è un fenomeno sempre diffuso tra i giovani non solo aquilani ma di tutta Italia. Vorrei che, però, la nostra attenzione si spostasse sul disagio che i nostri giovani vivono”.

“Disagio che causa fenomeni come quello ricordato, oppure altri fenomeni ben noti come l’alcolismo” – ja ricordato ancora il vescovo – “La povertà non è solo indigenza. Anche queste sono forme di povertà di cui i nostri giovani, magari sazi di tante cose materiali, soffrono sempre di più”. Ha concluso monsignor D’Ercole: “Si incoraggino i ragazzi a parlare con gli adulti, gli insegnanti, i sacerdoti, gli educatori in modo tale che si possano prevenire certi fenomeni”.

Redazione online