Legge di stabilità, Forza Italia esce dalla maggioranza di governo

Renato Brunetta (Getty Images)

Dura opposizione alla legge di stabilità da parte di Forza Italia, che attraverso il suo capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, fa sapere che si tratta di “una politica economica da stabilità da cimitero”. Accusa l’ex ministro: “Questo governo era nato sulle larghe intese, larghe intese per avere tre obiettivi. Uno la pacificazione, mi pare che di pacificazione neanche l’ombra; due, le grandi riforme costituzionali, e anche su questo vedo grandi e grandi problemi, soprattutto per la riforma della Costituzione, articolo 138, e per la mancanza della giustizia all’interno delle grandi riforme; tre, la politica economica per lo sviluppo”.

Spiega ancora Brunetta: “I giornali stranieri dicono che la stabilità di Letta si avvicina alla stabilità che c’è nei cimiteri e forse hanno ragione. Il Wall Street Journal ci dice questo. Il risultato é che i tre grandi obiettivi del governo Letta sono tutti e tre disattesi. Niente pacificazione, niente grandi riforme, soprattutto costituzionali, e una politica economica da stabilità da cimitero”.

Secondo l’esponente forzista, infine, non c’è alcuna possibilità di migliorare il testo alla Camera, “non c’è niente da fare, le cose verranno peggiorate, perché i soviet di sinistra alla Camera sono maggioritari e molto di più rispetto al Senato. Quindi alla Camera, se possibile, le cose verranno ulteriormente peggiorate nel senso del tassa e spendi”. A queste critiche si aggiungono quelle di Stefania Prestigiacomo: “Attendiamo maxi emendamento del governo ma se, come ci aspettiamo, non ci sarà inversione di rotta richiesta, voteremo contro la legge di stabilità”.

Poco fa, Paolo Romani in conferenza stampa ha spiegato che “abbiamo informato il capo dello Stato riguardo la nostra decisione di uscire dalla maggioranza”. Gli ha fatto eco ancora una volta Renato Brunetta, seduto al suo fianco, sottolineando che “abbiamo proposto diversi emendamenti ma non sono mai stati presi in considerazione”, invece “il governo non ha mai dato risposte ai rilievi posti dalla nostra parte politica”. Inoltre, “il capo dello Stato e il premier valutino il da farsi dopo la nostra decisione di passare all’opposizione”.

Ha infine sentenziato Romani: “Il concetto di larghe intese non esiste più, con la nostra uscita è un governo di centrosinistra”. Se questa posizione verrà confermata, resta ora da capire cosa intenderanno fare i ministri e i sottosegretari che in precedenza facevano riferimento al Pdl e che ora sono divisi tra il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e Forza Italia.

Redazione online